di Vanessa Tomassini

Mercoledì prossimo il primo ministro dello Stato d’Israele, Benjamin Netanyahu incontrerà a Sochi sul Mar Nero il capo del Cremlino, Vladimir Putin.

Israele ha richiesto questo incontro per ottenere rassicurazioni sul fatto che il cessate il fuoco in Siria, deciso tra Russia e Stati Uniti, metta fine alla presenza iraniana nel Paese. L’Iran rappresenta da tempo una grande preoccupazione per lo Stato di Israele per via dei suoi rapporti con l’Hezbollah libanese. L’amministrazione di Netanyahu ha più volte espresso il suo disaccordo all’interruzione dei combattimenti, che potrebbe favorire le ambizioni della Repubblica Islamica nella regione.

All’incontro di Sochi, città della Russia meridionale situata nel territorio di Krasnodar, parteciperà anche il capo del Mossad, Yossi Cohen. Cohen, veterano da 30 anni dei servizi segreti, ha diretto per Israele indagini in vari Paesi, arrivando ad essere forgiato del prestigioso Premio per la Sicurezza di Israele.

Cohen, soprannominato “il modello” per il suo bell’aspetto sempre ordinato, accompagnerà ufficialmente Netanyahu per cercare di fare il punto sulla questione siriana, cercando la collaborazione del Cremlino nel contrastare un’ipotetica egemonia dell’Iran in Medio Oriente.

Teheran sta approfittando ultimamente dell’instabilità di Afghanistan e Iraq, portando avanti test missilistici balistici dopo l’abbandono del nucleare, incurante dell’arrivo di nuove sanzioni da parte di Washington che minaccia da tempo di stralciare l’accordo tra Iran e il ‘5+1’ (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) del 2015.

Israele già allora aveva cercato di impedire con ogni mezzo diplomatico l’intesa, definita dal vice ministro degli Esteri israeliano Tzipi Hotovely come “uno storico accordo di resa dell’Occidente all’asse del male guidato dall’Iran”.