Moldavia. Futuro conteso tra Europa e Russia: Macron, Merz e Tusk a Chisinau

di Giuseppe Gagliano –

La presenza congiunta di Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Donald Tusk a Chisinau non è stata soltanto una cerimonia di protocollo, ma un atto di chiara rilevanza geopolitica. L’invito formale alla Moldavia ad avvicinarsi all’Unione Europea, espresso davanti all’Assemblea Nazionale, rappresenta un gesto calcolato per rafforzare il fronte europeista alla vigilia delle elezioni del 28 settembre. Parole come quelle pronunciate da Merz – “La porta dell’Unione Europea è aperta e siete calorosamente benvenuti” – non sono un semplice incoraggiamento, ma uno strumento di mobilitazione politica in un Paese attraversato da divisioni interne e sotto costante pressione esterna.
La presidente Maia Sandu, che ha fatto dell’integrazione europea la propria bandiera, ha accolto i leader occidentali con entusiasmo, sottolineando il rischio di manipolazioni e interferenze orchestrate da Mosca. Il precedente del referendum, vinto con un margine risicato del 50,4%, mostra quanto fragile sia la linea di confine tra la Moldavia europea e quella legata al mondo russofono.
L’ombra del conflitto ucraino incombe sulla Moldavia, rendendo ogni scelta politica immediatamente geopolitica. Macron lo ha detto con chiarezza: scegliere l’Europa significa scegliere pace e stato di diritto, in netta contrapposizione a una Russia che non riconosce confini e sovranità. Non è solo una questione di principi. Moldavia, con i suoi 2,4 milioni di abitanti e la vicinanza al confine rumeno, costituisce un tassello chiave nella sicurezza dell’Est europeo.
Per Mosca, mantenere influenza a Chisinau significa conservare un corridoio strategico tra il Mar Nero e i Balcani, oltre che un simbolo della propria capacità di incidere oltre l’Ucraina. Per Bruxelles, perdere la Moldavia equivarrebbe a subire un arretramento drammatico dopo la Bielorussia e la Georgia, rafforzando l’impressione di un’Europa incapace di difendere i suoi confini politici e ideali.
Il voto di settembre sarà dunque un banco di prova decisivo. La campagna elettorale è già segnata da accuse di disinformazione, propaganda filorussa e tentativi di corruzione del voto. Per l’Unione Europea, l’arma più forte è la promessa di adesione, sebbene le procedure richiedano tempi lunghi e consenso unanime tra i 27 Stati membri.
L’ipotesi di accelerare i negoziati per dare ossigeno al campo europeista è stata discussa, ma ha incontrato resistenze: Ucraina e suoi alleati temono che una corsia preferenziale per Chișinău mini la solidarietà del fronte comune. Inoltre, la variabile americana complica il quadro. Donald Trump, nel suo ritorno alla Casa Bianca, ha spinto Orban a ritirare il veto sull’Ucraina, rimescolando equilibri delicati. In questo gioco di veti incrociati, la Moldavia rischia di diventare più un oggetto di negoziato che un soggetto politico.
L’Unione Europea non punta solo sulla promessa politica, ma anche sul legame culturale. Con l’adesione al programma Creative Europe, Bruxelles apre alla Moldavia l’accesso a fondi consistenti per la produzione culturale, teatrale e musicale. Un gesto simbolico che mira a radicare l’idea di appartenenza europea ben oltre le discussioni su confini e trattati.
Eppure, anche qui, la questione resta controversa. Per i critici, questi strumenti sono un’arma di soft power mascherata, un modo per ridurre le resistenze sociali all’allineamento con l’Occidente. Per Mosca, al contrario, si tratta di una provocazione, un’ingerenza che cancella le radici storiche e culturali comuni.
Il bilancio è chiaro: la Moldavia si trova a un bivio storico, chiamata a scegliere se rafforzare la sua identità europea o restare nell’orbita russa. Qualunque sia l’esito, le conseguenze andranno ben oltre i confini nazionali. Una vittoria di Sandu e del suo partito consoliderebbe la linea occidentale, rafforzando il fronte contro Mosca. Una sconfitta, invece, darebbe a Putin un successo politico senza sparare un colpo, con ripercussioni immediate sulla sicurezza di Romania e Polonia.
La partita moldava non si esaurirà nelle urne. L’Unione Europea dovrà dimostrare coerenza nel rispettare le promesse, mentre la Russia continuerà a impiegare le sue armi ibride per mantenere presa sul Paese. In questo senso, la Moldavia è molto più di un piccolo Stato ai margini dell’Europa: è il laboratorio in cui si decide se l’Unione è capace di resistere all’offensiva russa non solo sul piano militare, ma anche su quello politico, culturale ed economico.