di Giuseppe Gagliano –
La pubblicazione delle lettere scritte in carcere da Evghenia Gutul, governatrice della Gagauzia, riporta al centro della scena una delle fratture più delicate della Moldova. La leader gagauza, eletta nel 2023, è stata condannata nell’agosto 2025 a sette anni di carcere con l’accusa di finanziamento illecito e trasferimento di fondi russi verso il partito filorusso Șor, successivamente bandito dalle autorità moldave.
Gutul respinge tutte le accuse e definisce il processo una persecuzione politica. Mosca denuncia il caso come un atto repressivo contro l’opposizione filorussa, mentre Chișinău sostiene di agire per difendere lo Stato dalla corruzione e dalle interferenze esterne.
La vicenda supera ormai il piano giudiziario. Tocca il rapporto tra centro e periferia, il futuro europeo della Moldova e la competizione geopolitica tra Russia e Occidente nello spazio post sovietico.
La Gagauzia è una regione autonoma nel sud del Paese abitata da una popolazione turcofona e cristiano ortodossa, storicamente vicina alla Russia e diffidente verso il percorso europeista promosso dalla presidente Maia Sandu. Pur non essendo una realtà separatista armata come la Transnistria, rappresenta una delle principali linee di frattura interne della Moldova.
Il libro “The Gutul Case. Anatomy of Political Persecution”, che raccoglie trenta lettere scritte dal carcere dalla governatrice, viene presentato dai suoi sostenitori come prova di repressione politica e limitazione dell’autonomia gagauza. L’obiettivo non è parlare soltanto all’elettorato locale, ma anche all’opinione pubblica europea, alle organizzazioni per i diritti umani e alle istituzioni occidentali che sostengono Chișinău.
Il messaggio politico è diretto: come può un Paese candidato all’Unione europea rivendicare lo Stato di diritto mentre, secondo l’opposizione filorussa, colpisce una dirigente eletta e restringe il pluralismo politico?
La questione resta estremamente controversa. Da una parte vi sono accuse giudiziarie precise formulate dalle autorità moldave; dall’altra un contesto in cui la repressione delle reti filorusse può essere interpretata sia come misura di sicurezza nazionale sia come strumento di pressione politica.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Moldova ha accelerato il proprio avvicinamento all’Unione europea. Mosca, però, continua a mantenere influenza attraverso energia, reti mediatiche, partiti politici, diaspora e regioni periferiche sensibili come la Gagauzia e la Transnistria.
In questo scenario, il caso Gutul rischia di trasformarsi in una leva strategica contro il governo moldavo. Non tanto per aprire un conflitto armato, quanto per alimentare tensioni interne, delegittimare Maia Sandu e rallentare il processo di integrazione europea del Paese.
Per Chișinău il problema è estremamente delicato. Una linea troppo dura contro l’opposizione filorussa offre argomenti alla propaganda russa; una linea troppo morbida rischia invece di lasciare spazio a reti economiche e politiche considerate destabilizzanti.
Anche sul piano economico la Moldova resta vulnerabile. Il Paese dipende dagli aiuti occidentali, soffre fragilità energetiche ed è esposto agli effetti della guerra in Ucraina. In questo contesto, ogni crisi politica interna assume immediatamente anche un peso geoeconomico.
La Gagauzia ha un valore economico limitato ma un’importanza politica enorme. Per Bruxelles rappresenta il rischio che l’allargamento verso est importi anche conflitti congelati, autonomie difficili e sistemi istituzionali fragili. Per Mosca è invece un punto di pressione utile e relativamente poco costoso per ostacolare l’integrazione euroatlantica moldava.
Dal punto di vista militare non esiste oggi il rischio immediato di un nuovo fronte armato. La Gagauzia non dispone di forze paramilitari comparabili a quelle transnistriane. Tuttavia la sicurezza moldava si gioca sempre più sul terreno della guerra ibrida: propaganda, finanziamenti opachi, pressione politica, mobilitazioni di piazza e uso selettivo della giustizia.
Il caso Gutul diventa quindi un simbolo. La battaglia principale non riguarda il controllo del territorio, ma quello della legittimità politica e del racconto internazionale.
Per l’Unione europea emerge un problema di credibilità. Bruxelles sostiene la Moldova come baluardo democratico contro l’influenza russa, ma proprio per questo non può permettersi doppi standard. Se il processo contro Gutul è fondato su prove solide, dovrà essere accompagnato da piena trasparenza e garanzie procedurali. Se invece dovessero emergere abusi o uso politico della giustizia, il danno colpirebbe non soltanto Chișinău ma anche l’immagine europea nello spazio post sovietico.
La Moldova si trova così davanti a un equilibrio estremamente fragile: difendersi dalle interferenze russe senza trasformare ogni opposizione in tradimento politico, rafforzare lo Stato senza comprimere le autonomie regionali e avvicinarsi all’Europa dimostrando solidità istituzionale oltre che fedeltà geopolitica.
Le lettere di Evghenia Gutul riaprono quindi una questione molto più ampia di una semplice condanna penale. Mostrano quanto sia instabile il confine tra sicurezza nazionale, pluralismo politico e competizione geopolitica in uno dei Paesi più esposti alla nuova frattura tra Russia e Occidente.




