di Giuseppe Gagliano –
La proposta dell’Alta rappresentante europea Kaja Kallas di raddoppiare gli aiuti militari alla Moldavia, portandoli a 120 milioni di euro l’anno, segna un cambio di strategia dell’Unione Europea verso il fianco orientale. Bruxelles non considera più Chisinau una periferia fragile dello spazio post sovietico, ma una linea avanzata della sicurezza europea nel confronto con la Russia.
La guerra in Ucraina ha trasformato il ruolo geopolitico della Moldavia. Quello che per anni è stato visto come un piccolo Stato sospeso tra Mosca e l’Europa è diventato oggi un punto sensibile dell’equilibrio regionale. Bruxelles teme che l’instabilità moldava possa aprire una nuova vulnerabilità ai confini della Romania e dell’Unione Europea.
Se approvato dagli Stati membri, l’aumento dei fondi del Fondo europeo per la pace renderebbe la Moldavia il principale beneficiario dell’assistenza militare europea dopo l’Ucraina. Un segnale politico che conferma come l’Unione stia progressivamente trasformando la propria postura da potenza economica a soggetto strategico orientato anche alla sicurezza e alla deterrenza.
Secondo Kallas, la Moldavia è già coinvolta nella guerra ibrida russa. Non attraverso un conflitto diretto, ma tramite pressioni energetiche, disinformazione, interferenze politiche, cyberattacchi e destabilizzazione interna. Il nodo centrale resta la Transnistria, regione separatista sostenuta da Mosca che continua a rappresentare una leva geopolitica sul governo moldavo.
Anche le incursioni di droni legate al conflitto ucraino e le ricadute degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche hanno mostrato quanto il Paese sia esposto agli effetti della guerra. In questo contesto, il rafforzamento dei sistemi radar e delle capacità di sorveglianza finanziati dall’Unione Europea assume un valore strategico.
Dal punto di vista militare, la Moldavia resta uno degli Stati più vulnerabili del continente. Le sue forze armate dispongono di mezzi limitati, capacità antiaeree ridotte e scarsa profondità strategica. L’obiettivo europeo non è trasformare Chisinau in una potenza militare, ma renderla più resiliente contro operazioni di destabilizzazione e minacce ibride.
I finanziamenti europei saranno quindi orientati soprattutto verso radar, sicurezza informatica, protezione delle infrastrutture, comunicazioni e controllo delle frontiere. Strumenti considerati essenziali per aumentare la capacità dello Stato moldavo di resistere a pressioni esterne senza entrare in una logica di militarizzazione offensiva.
La questione moldava ha anche una forte dimensione economica. Bruxelles considera la stabilità di Chisinau importante per la sicurezza energetica e logistica dell’Europa orientale. La Moldavia rappresenta infatti un corridoio strategico tra Romania, Ucraina e area del Mar Nero, fondamentale per infrastrutture, trasporti e collegamenti regionali.
Per Mosca, invece, una Moldavia sempre più integrata nello spazio europeo significherebbe perdere ulteriore influenza nell’ex area sovietica. Dopo l’Ucraina e le tensioni nel Caucaso, anche Chisinau diventa parte della competizione geopolitica tra Russia e Occidente.
Politicamente, Bruxelles vuole accelerare il sostegno alla Moldavia approfittando dell’attuale leadership europeista della presidente Maia Sandu. L’Unione teme che ritardi, veti interni o instabilità politica possano favorire le operazioni di influenza russa e rallentare il percorso europeo moldavo.
Particolarmente significativa è anche l’apertura europea sulla Transnistria. Bruxelles lascia intendere che il conflitto congelato con la regione separatista non dovrà necessariamente bloccare il processo di adesione moldavo all’Unione Europea. Una posizione che segna un cambio di approccio: l’allargamento europeo diventa sempre più geopolitico e meno puramente burocratico.
Il dossier moldavo mostra così la trasformazione dell’Unione Europea sotto la pressione della guerra in Ucraina. Bruxelles continua a presentarsi come potenza civile, ma è sempre più costretta a ragionare in termini di difesa, sicurezza e protezione delle proprie frontiere strategiche.
La Moldavia resta un piccolo Stato, ma la sua stabilità è ormai legata agli equilibri dell’intera Europa orientale. Per questo Chisinau non chiede soltanto sostegno economico: chiede protezione politica e garanzie strategiche. E l’Unione Europea deve decidere se limitarsi ad assistere la Moldavia o considerarla già parte della propria sicurezza continentale.




