
di Enrico Oliari –
Qualcuno la chiama vittoria dell’occidente, ma le elezioni e il referendum pro-Europa di domenica hanno messo in chiaro una Moldavia fortemente spaccata in due in un momento delicatissimo della sua storia: solo la metà degli aventi diritto si è recata a votare, ma soprattutto solo la metà di coloro che hanno votato hanno scelto di aderire all’Unione Europea, leggasi pure Nato. Così in un clima di disillusione una piccola minoranza di moldavi (50,2% del 51%) ha scelto di aprire il paese definitivamente all’ovest, nonostante le tensioni geopolitiche interessino anche la piccola regione russofona della Transnistria, mezzo milione di cittadini che della Moldavia europeista non vogliono saperne.
L’occidentalista e atlantista Maia Sandu, presidente in carica dal 2020 dopo essere succeduta a Igor Dodon, si ritrova così un paese spaccato in due, ma dovrà correre al ballottaggio contro l’ex procuratore Alexandr Stoianoglo, considerato filorusso in una campagna elettorale fatta di veleni, con accuse di interferenze nelle elezioni sia da una parte che dall’altra. Tra l’altro la prima a muovere le accuse di intromissioni, compresa la presenza di “gruppi criminali”, è stata proprio Sandu, per cui il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov l’ha invitata a “fornire le prove”, delle sue dichiarazioni. Silenzio assoluto.
Un quadro tutt’altro che felice, per cui suona debole l’entusiasmo della presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola, la quale su X ha espresso la viva soddisfazione nei confronti di Sandu affermando che “la tua leadership e il tuo coraggio hanno cambiato il corso della storia. L’Europa è la Moldova. La Moldova è l’Europa. Il nostro futuro sarà scritto insieme”. Bruxelles lo diceva anche di Poroshenko e di Zelensky, e la Moldavia aveva ottenuto lo status di candidato per l’Ue insieme all’Ucraina nel 2022.
Quello che Metsola non dice, perché in nome dell’atlantismo antirusso non va detto, è che ora i contribuenti europei avranno un altro stato poverissimo, il più povero d’Europa, da sistemare da zero a loro spese, con un reddito procapite di 3.300 euro (137mo posto).
Probabilmente il presidente russo Vladimir Putin lascerà perdere la Transnistria, dal momento che è in corso un’autonomia di fatto (si era proclamata indipendente dall’Unione Sovietica prima della Moldavia), ma è certo che con oggi la piccola regione, lunga appena 200 km, possa essere trasformata innanzitutto una sorta di casus belli sia a Washington che a Mosca.











