di Guido Keller

Mosca guarda con attenzione ai contatti diplomatici in corso con Washington, mentre prosegue il confronto sul possibile futuro assetto della crisi ucraina. Secondo quanto riferito dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, l’inviato speciale russo Kirill Dmitriev ha informato in modo dettagliato il presidente Vladimir Putin sugli esiti del suo recente viaggio a Miami. Sulla base delle informazioni ricevute, la Russia formulerà la propria posizione e intende proseguire i contatti con gli Stati Uniti attraverso i canali già esistenti, con l’obiettivo di mantenere aperto il dialogo.

Nel frattempo da Kiev arrivano nuove prese di posizione sul piano di pace attribuito all’iniziativa del presidente statunitense Donald Trump. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha reso note una serie di proposte che, secondo quanto riportato dai media ucraini e rilanciato da Business FM, rappresentano la visione di Kiev per una possibile conclusione del conflitto.

Al centro del piano vi è il riconoscimento della sovranità dell’Ucraina, accompagnato da un accordo di non aggressione tra Kiev e la Russia, con la creazione di un meccanismo di monitoraggio lungo la linea di contatto. Zelensky insiste su garanzie di sicurezza definite “solide”, che coinvolgerebbero direttamente gli Stati Uniti, la Nato e l’Europa, con un modello paragonabile all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica. In questo contesto l’Ucraina prevede di mantenere in tempo di pace forze armate pari a circa 800mila effettivi.

Sarà da vedere come un paese che ha la metà della popolazione della Germania, riuscirà a mantenere un esercito di cinque volte quello della Germania.

Il piano guarda anche al futuro politico ed economico del Paese, prevedendo l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea in una fase successiva e un accesso privilegiato a breve termine al mercato europeo. È inoltre previsto un ampio pacchetto di sviluppo e investimenti, affiancato dalla creazione di fondi per la ricostruzione, con l’obiettivo di raccogliere fino a 800 miliardi di dollari. Dopo la firma dell’accordo, Kiev accelererebbe anche il percorso verso un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti.

Sul piano strategico, Zelensky ribadisce lo status di non potenza nucleare dell’Ucraina e affronta il nodo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, indicata come un punto su cui “non sono ammessi compromessi”. La proposta statunitense prevederebbe una gestione statunitense dell’impianto con l’energia equamente distribuita tra Ucraina e Russia, mentre Kiev suggerisce una formula condivisa solo tra Stati Uniti e Ucraina.

Particolarmente delicata resta la questione territoriale. Secondo la proposta ucraina, nelle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson la linea di dislocamento delle truppe al momento della firma verrebbe riconosciuta di fatto come linea di contatto, mentre Mosca dovrebbe ritirare le proprie forze da Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Sumy e Kharkiv per consentire l’entrata in vigore dell’accordo. Successivamente entrambe le parti si impegnerebbero a non modificare con la forza eventuali accordi territoriali futuri.

Il documento include anche impegni sul piano umanitario, con la creazione di un comitato dedicato, lo scambio di tutti i prigionieri di guerra, la restituzione degli ostaggi civili e dei bambini, nonché la liberazione dei prigionieri politici. È prevista inoltre la promozione di programmi educativi volti a favorire la tolleranza e il rispetto reciproco tra le società dei due Paesi.

Tra le altre disposizioni figurano la libertà di utilizzo del fiume Dnepr e del Mar Nero per scopi commerciali, l’organizzazione di elezioni in Ucraina nel più breve tempo possibile dopo la firma dell’accordo e la creazione di un Consiglio di pace incaricato di monitorarne l’attuazione, con la previsione di sanzioni in caso di violazioni. Una volta accettato da tutte le parti, l’accordo porterebbe all’entrata in vigore immediata di un cessate il fuoco completo.

Le proposte di Kiev, definite da alcuni osservatori controverse o difficilmente realizzabili, si inseriscono in una fase di intensa attività diplomatica, mentre Mosca e Washington valutano i margini per mantenere aperto il confronto su una possibile soluzione del conflitto.