di Giuseppe Gagliano –
Il test con successo del missile da crociera 9M730 Burevestnik, annunciato da Vladimir Putin il 26 ottobre, rappresenta una svolta significativa nella postura nucleare della Russia. Secondo il capo di stato maggiore Valery Gerasimov, il missile a propulsione nucleare ha volato per 14mila chilometri in 15 ore, dimostrando capacità potenzialmente illimitate di gittata e imprevedibilità nella traiettoria. Mosca lo definisce “invincibile” per i sistemi di difesa antimissile esistenti e futuri, presentandolo come una risposta diretta alle strategie statunitensi di difesa missilistica.
Il Burevestnik, nominato SSC-X-9 Skyfall dalla NATO, è concepito per eludere i radar e aggirare qualsiasi scudo antimissile. Putin lo aveva annunciato per la prima volta nel 2018 come risposta al ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Trattato ABM nel 2001. Dopo anni di scetticismo anche interno, Mosca ora afferma di aver completato con successo i test cruciali e si prepara a schierare l’arma. Questo messaggio arriva in un momento di tensione con Washington, mentre Donald Trump adotta una linea più dura verso la Russia per spingere verso un cessate il fuoco in Ucraina.
Il test del Burevestnik è stato accompagnato da un’esercitazione nucleare su larga scala, con lanci di missili balistici intercontinentali Yars e Sineva e di missili da crociera Kh-102. Putin ha affermato che la modernità dell’arsenale nucleare russo è “al massimo livello” e superiore a quella di qualsiasi altra potenza. La strategia è chiara: ribadire la centralità della deterrenza nucleare russa come strumento politico e militare, proprio mentre la pressione occidentale si intensifica.
A questo si aggiunge il rafforzamento della presenza militare nel Circolo Polare Artico. Il ministro della Difesa norvegese Tore Sandvik ha avvertito che la Russia sta aumentando la sua capacità offensiva nella penisola di Kola, uno dei più grandi arsenali nucleari al mondo, puntando le testate anche verso Stati Uniti e Regno Unito. Sandvik ha sottolineato che Mosca sta testando nuove armi, tra cui missili ipersonici e siluri nucleari, e potrebbe chiudere il GIUK Gap e il Bear Gap, due passaggi strategici vitali per la NATO.
Questo rafforzamento non è soltanto tecnico ma strategico: si tratta di garantire la cosiddetta “difesa del Bastione”, controllando aree chiave per proteggere la Flotta del Nord e limitare l’accesso alle potenze occidentali. La Russia intende così mantenere libertà d’azione strategica nelle rotte artiche e nelle aree di deterrenza contro l’Alleanza Atlantica.
Il test del Burevestnik invia quindi un messaggio netto: Mosca non intende cedere alle pressioni occidentali e intende usare la deterrenza nucleare per consolidare la propria posizione strategica globale. Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sull’Ucraina e sul Medio Oriente, la Russia riporta l’attenzione sul cuore della sicurezza globale: la competizione strategica tra potenze nucleari. In questo scenario, la corsa agli armamenti e il ritorno a logiche da Guerra Fredda tornano a essere un fattore determinante per gli equilibri internazionali.












