di Giuseppe Gagliano –
La campagna elettorale in corso in Mozambico per le elezioni del 9 ottobre ha portato al centro del dibattito politico la questione dei rapporti tra lo Stato e le multinazionali, con un focus particolare sulla necessità di rinegoziare i contratti esistenti per garantire una maggiore equità economica e una responsabilità sociale più marcata da parte delle grandi aziende straniere. Questo tema ha radici profonde nel modello di sviluppo adottato dal Mozambico dopo la guerra civile, durante il quale il governo, su consiglio del Fondo Monetario Internazionale, ha incoraggiato gli investimenti esteri in mega-progetti, tra cui la lavorazione dell’alluminio e l’estrazione di risorse naturali come il carbone e i metalli rari. Tuttavia questi progetti, pur contribuendo alla crescita economica, hanno portato benefici limitati al paese, con impatti negativi sull’ambiente e sulle comunità locali e scarso contributo alle finanze pubbliche.
I candidati alle elezioni, come Venâncio Mondlane e il rappresentante del partito al potere Frelimo Daniel Chapo, si sono espressi a favore della rinegoziazione dei contratti e dell’implementazione di politiche di responsabilità sociale, ma differiscono sulle modalità. Mondlane propone una riforma più radicale, con la creazione di nuove istituzioni per la gestione delle risorse minerarie e idriche, mentre il Frelimo, supportato dall’ex presidente Joaquim Chissano, punta a un ampliamento delle politiche sociali delle multinazionali.
Nonostante queste promesse elettorali, l’esperto giornalista Marcelo Mosse ha espresso scetticismo sulla possibilità di rinegoziare effettivamente questi accordi, che sono protetti da clausole di stabilizzazione fiscale vincolanti, rendendo improbabili cambiamenti nei primi dieci anni. In questo contesto le aspirazioni politiche e le promesse elettorali sembrano scontrarsi con la realtà di un sistema contrattuale rigido e con gli interessi delle multinazionali, in particolare nel settore del gas, dove l’Italia è fortemente presente con l’ENI. Questo scenario riflette le sfide geopolitiche del Mozambico, un paese ricco di risorse naturali ma spesso privo del potere di negoziare condizioni più favorevoli con le grandi potenze economiche internazionali.




