di Giuseppe Gagliano –
Il grande progetto per il gas naturale liquefatto di Cabo Delgado, destinato a trasformare il Mozambico in uno dei principali esportatori mondiali di energia, torna al centro delle polemiche dopo le rivelazioni di un rapporto delle Nazioni Unite, rimasto finora riservato e ottenuto dal consorzio giornalistico Forbidden Stories. Il documento contiene gravi accuse di violenze sessuali attribuite a militari mozambicani e di presunti episodi di sfruttamento ai danni di donne in cerca di lavoro nell’area del progetto guidato da TotalEnergies. La compagnia francese ha dichiarato di non essere stata a conoscenza delle accuse, di prenderle molto seriamente e di non aver ricevuto segnalazioni attraverso i propri canali interni. Sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità.
Il caso evidenzia le difficoltà di realizzare grandi investimenti energetici in un territorio segnato dalla povertà, dall’insurrezione jihadista e dalla debolezza delle istituzioni. In un contesto dove lavoro e sicurezza sono beni scarsi, la popolazione locale si trova stretta tra gruppi armati, forze governative e interessi economici legati allo sfruttamento delle risorse naturali.
Dal punto di vista strategico, la protezione del complesso di Afungi rappresenta una priorità sia per il governo mozambicano sia per gli investitori internazionali. Tuttavia, senza efficaci strumenti di controllo e responsabilità, la militarizzazione dell’area rischia di compromettere la fiducia della popolazione e di alimentare ulteriori tensioni, favorendo indirettamente la propaganda dei gruppi jihadisti.
Anche sul piano economico le conseguenze possono essere rilevanti. Il gas di Cabo Delgado rappresenta una risorsa strategica per il Mozambico e per i mercati internazionali, soprattutto mentre l’Europa cerca nuove fonti di approvvigionamento energetico. Tuttavia accuse di violazioni dei diritti umani e instabilità possono aumentare i rischi reputazionali, rallentare gli investimenti e rendere più costoso il finanziamento dei progetti.
La vicenda conferma inoltre il valore geopolitico della provincia settentrionale del Mozambico, dove convergono interessi energetici, sicurezza regionale, presenza di attori internazionali e competizione per il controllo delle risorse. Per il governo di Maputo la sfida consiste nel trasformare la ricchezza del sottosuolo in sviluppo reale senza alimentare nuove disuguaglianze o compromettere la fiducia delle comunità locali.
Le accuse contenute nel rapporto rilanciano infine il tema della trasparenza e della tutela dei diritti umani nelle aree interessate dai grandi progetti estrattivi. Per il Mozambico la vera sfida non è soltanto esportare gas, ma dimostrare che sviluppo economico, sicurezza e protezione della popolazione possono procedere insieme.




