di Giuseppe Gagliano –

L’uccisione di due figure dell’opposizione in Mozambico rappresenta un sintomo inquietante della crescente instabilità nel Paese. A pochi giorni dalla pubblicazione dei risultati elettorali, già ampiamente contestati, questo evento si inserisce in un contesto di profondo malcontento politico, in cui il partito al potere, il Fronte per la Liberazione del Mozambico (Frelimo) è accusato di frode elettorale e repressione del dissenso.

Gli omicidi di Elvino Dias, avvocato di Podemos, e di Paulo Guambe, esponente dello stesso partito, sottolineano la brutalità con cui vengono affrontati i conflitti politici, alimentando la percezione di un sistema in cui la giustizia è compromessa. Questo clima di tensione è aggravato dalla persistente insicurezza legata alla presenza di gruppi armati affiliati all’ISIS nella regione settentrionale di Cabo Delgado, che ha provocato massicci spostamenti interni di popolazione e ha impedito lo sviluppo di progetti economici strategici, come quello del gas. A livello geopolitico, il Mozambico è al centro di dinamiche complesse che coinvolgono la lotta per il controllo delle risorse naturali, il crescente intervento di attori internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e le compagnie energetiche straniere, e una crescente pressione internazionale affinché il governo affronti in modo più deciso il terrorismo e la corruzione.

Sul fronte interno il Paese deve confrontarsi con un malessere sociale legato a disoccupazione, fame e corruzione, che continua a minare la legittimità del governo e a esacerbare le divisioni politiche.