di Giuseppe De Santis –
L’aumento dei prezzi dei carburanti, causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, sta creando notevoli difficoltà in molti Paesi africani, dove il rincaro colpisce soprattutto le fasce della popolazione con i redditi più bassi.
La buona notizia, tuttavia, è che molti africani si stanno adattando alla nuova situazione optando per i veicoli elettrici che, oltre a consentire un risparmio sulla spesa per il carburante, hanno anche il vantaggio di ridurre le emissioni inquinanti.
Da questo punto di vista è interessante osservare quanto sta accadendo in Nigeria, dove negli ultimi mesi sono aumentate le vendite di moto elettriche, consentendo a chi le utilizza risparmi consistenti non soltanto sul carburante, ma anche sui costi di manutenzione.
Nonostante questi vantaggi, tuttavia, le vendite di moto elettriche rimangono ancora relativamente limitate a causa di diversi fattori.
Il primo riguarda il prezzo di acquisto, ancora elevato e quindi fuori dalla portata di molti nigeriani. A questo si aggiunge il problema della fornitura di energia elettrica, che in Nigeria rimane poco affidabile a causa dei frequenti blackout. Risolvere questi problemi sarà quindi fondamentale per favorire una maggiore diffusione dei veicoli elettrici.
Quanto sta accadendo in Nigeria, del resto, non rappresenta un caso isolato. L’utilizzo dei veicoli elettrici sta aumentando in diversi Paesi africani e, tra questi, è particolarmente significativo il caso dell’Etiopia.
L’Etiopia ha vietato l’importazione di automobili con motori a combustione interna, una scelta che sta spingendo una parte dei cittadini verso le auto elettriche. La loro diffusione resta tuttavia rallentata dalla carenza di infrastrutture e stazioni di ricarica. Nonostante queste difficoltà, il loro utilizzo è in aumento, favorito anche dal fatto che gran parte dell’elettricità prodotta nel Paese proviene da fonti rinnovabili, riducendo così anche l’impatto ambientale legato alla produzione dell’energia necessaria alla ricarica.




