Nuova Zelanda. Accordo strategico con l’India tra commercio, sicurezza e contenimento della Cina

di Giuseppe Gagliano –

La visita del primo ministro indiano Narendra Modi ad Auckland, la prima di un capo di governo indiano nel Paese dopo quarant’anni, ha segnato l’avvio di un partenariato strategico tra India e Nuova Zelanda con una tabella di marcia fino al 2030. L’intesa punta a rafforzare commercio, investimenti, tecnologia, istruzione, agricoltura e sicurezza marittima, riflettendo la volontà dei due governi di consolidare la cooperazione nell’Indo Pacifico.
L’accordo di libero scambio firmato nell’aprile 2026 prevede la riduzione o l’eliminazione dei dazi sulla quasi totalità delle esportazioni neozelandesi verso l’India, mentre le merci indiane accederanno senza tariffe al mercato neozelandese. Wellington investirà inoltre 20 miliardi di dollari in India nei prossimi quindici anni, con l’obiettivo di diversificare i propri partner economici e ridurre la dipendenza dal mercato cinese.
Un capitolo centrale riguarda la sicurezza marittima. I due Paesi hanno concordato una maggiore cooperazione tra le rispettive forze armate attraverso lo scambio di informazioni, esercitazioni congiunte e coordinamento nella sorveglianza delle rotte oceaniche. Pur non configurando un’alleanza militare, l’intesa rafforza la rete di sicurezza nell’Indo Pacifico e amplia la collaborazione tra due attori accomunati dall’interesse per la stabilità della regione.
Nel corso dei colloqui è stato affrontato anche il recente lancio di un missile balistico cinese nel Pacifico, episodio che ha alimentato le preoccupazioni dei governi regionali. Pur evitando riferimenti diretti a Pechino, la dichiarazione congiunta ribadisce l’impegno per un Indo Pacifico libero, aperto e stabile, confermando il progressivo avvicinamento della Nuova Zelanda a India, Australia, Stati Uniti e Giappone.
L’intesa incontra tuttavia resistenze sul piano interno. La consistente comunità di origine indiana residente in Nuova Zelanda e le misure che favoriscono la mobilità dei lavoratori hanno suscitato critiche da parte di una componente della maggioranza di governo, preoccupata per le possibili ricadute sull’immigrazione. Nonostante ciò, il nuovo partenariato rappresenta un ulteriore tassello nel riassetto strategico dell’Indo Pacifico, dove un numero crescente di Paesi sta diversificando relazioni economiche e cooperazione in risposta all’espansione dell’influenza cinese.