di Giuseppe Gagliano

Gli Stati Uniti hanno recentemente annunciato l’intenzione di proporre due seggi permanenti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per i 52 paesi africani, ma senza concedere loro il diritto di veto. Questa decisione solleva molte domande, in quanto è evidente che il motivo per cui si rifiuta il diritto di voto è legato alla consapevolezza che, qualora l’Africa ottenesse il diritto di veto, essa porrebbe fine alla guerra commerciale e terroristica che imperversa sul continente da anni.

Tuttavia c’è un altro aspetto critico da considerare: due seggi permanenti per 52 paesi che, a causa delle loro profonde differenze etniche, politiche e culturali, hanno storicamente avuto difficoltà a concordare strategie comuni. Questo aspetto rende la proposta degli Stati Uniti non solo insufficiente, ma potenzialmente pericolosa. Le tensioni tra i paesi africani potrebbero acuirsi, in particolare tra le nazioni del Maghreb e quelle dell’Africa subsahariana.

La storia ha già dimostrato come il retaggio coloniale e le divisioni interne possano essere strumentalizzate per alimentare conflitti. Alcuni africani non accetteranno mai di essere rappresentati da paesi del Maghreb, così come alcuni nordafricani non accetteranno mai l’autorità degli stati dell’Africa nera.

Questa situazione rischia di creare divisioni interne ancora più marcate, che potrebbero essere sfruttate dalle potenze esterne per mantenere il controllo sul continente. Gli stati africani devono restare vigili e lavorare insieme per evitare che queste divisioni vengano utilizzate per destabilizzare ulteriormente il continente, poiché la posta in gioco è altissima: la sopravvivenza stessa dell’Africa come entità geopolitica unitaria.