di Simone Frusciante –
Lo scorso 31 gennaio la provincia pakistana del Balochistan è stata scossa da una sequela di attacchi coordinati in almeno dodici località che hanno provocato quasi 50 morti tra civili e forze di sicurezza. Poco dopo è giunta la rivendicazione da parte del Balochistan Liberation Army (BLA), gruppo che da decenni porta avanti una lotta di resistenza armata contro il governo centrale pakistano. In risposta, all’indomani degli attacchi i militari di Islamabad hanno compiuto una delle più massicce operazioni degli ultimi tempi, uccidendo in un solo giorno circa 150 terroristi.
Quanto avvenuto non è un episodio isolato, bensì parte di una spirale di violenza che ha coinvolto la provincia dall’indipendenza del Pakistan quasi ottant’anni fa. Nel 1948, il Balochistan passò sotto il controllo di Islamabad in quella che parve un’annessione forzata. Nei decenni a venire, si è sviluppata una resistenza armata per richiedere maggiore autonomia, divenuta, poi, una lotta per l’indipendenza fomentata dall’emarginazione politica e dal mancato controllo sulle risorse economiche vissuti dalla popolazione locale, oltre che dalla risposta militare del governo pakistano.
Il Balochistan è situato nella porzione sudoccidentale del Pakistan, di cui costituisce la provincia più grande, formando il 48% del territorio. Tuttavia, data la conformazione prevalentemente montuosa e la scarsità d’acqua, la popolazione ammonta a meno del 10% del totale e la densità abitativa è bassa. Il Balochistan confina ad ovest con l’Iran, a nord con l’Afghanistan, ad est con le altre province del Pakistan e a sud si affaccia sul Mar Arabico. Esso dispone di vaste riserve di petrolio e gas, oltre che ampi depositi di oro, rame, piombo, zinco, cromite, ecc., la cui estrazione è altamente sottosviluppata per la mancanza di mezzi economici adeguati e le insufficienti condizioni di sicurezza.
Dopo gli attacchi del 31 gennaio, il Pakistan ha puntato il dito contro il suo principale rivale, l’India, riferendo che essa fosse dietro il BLA. Inoltre, le autorità pakistane hanno accusato il regime talebano in Afghanistan di ospitare i terroristi sul suo territorio, poiché molti dei combattenti uccisi erano di nazionalità afghana. Nuova Delhi ha negato le affermazioni di Islamabad, non supportate da prove concrete, asserendo che essa dovrebbe risolvere i propri “fallimenti interni” senza cercare colpevoli all’esterno. Smentite pure le accuse rivolte al regime talebano di Kabul.
Non è la prima volta che il Pakistan accusa India e Afghanistan di essere dietro gli attacchi terroristici nel Paese, non soltanto a opera del BLA, ma di altri gruppi, come il TTP, i cui membri sono conosciuti come “Talebani pakistani”. Mentre le relazioni tra Nuova Delhi e Islamabad sono ostili sin dai tempi dell’indipendenza, quelle tra quest’ultima e Kabul sono deteriorate recentemente, fino a sfociare negli scontri diretti dell’anno scorso. Al contempo, si è assistito a un evidente avvicinamento indo-afghano, il che ha spinto il Pakistan a credere nell’esistenza di un complotto ai suoi danni.
Il Balochistan è anche al centro delle mire di Cina e Stati Uniti; Pechino ha investito ingenti somme nella provincia nell’ambito del China-Pakistan Economic Corridor, progetto da 60 miliardi di dollari, fulcro della Belt and Road Initiative, il cui scopo è collegare la Cina sudoccidentale al Mar Arabico. Gli investimenti cinesi si sono focalizzati su Gwadar, l’unico porto in acque profonde del Pakistan, e sulle infrastrutture. Di fronte al moltiplicarsi degli attentati agli interessi cinesi, Pechino ha esortato Islamabad a garantire la sicurezza, pena una revisione della politica nei confronti del Paese.
In aggiunta, nel settembre 2025, in occasione della visita del Premier pakistano Shehbaz Sharif e del leader militare Asim Munir alla Casa Bianca, sono stati raggiunti accordi tra Islamabad e Washington per investimenti di 500 milioni di dollari da parte di compagnie statunitensi per estrarre e lavorare le terre rare, aprendo così i vasti depositi pakistani al mercato a stelle e strisce. Quest’iniziativa mira al miglioramento delle relazioni tra i due Paesi dopo anni di freddezza. Ciononostante, qualsiasi progetto si rivela rischioso per le condizioni sul terreno, che potrebbero frenare gli investitori.
Il Pakistan vive una fase economica delicata; nel 2023, esso chiese l’intervento del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per evitare il default, ottenendo un prestito di 7 miliardi di dollari. Malgrado i segnali di ripresa, il Paese fatica ad attrarre gli investitori internazionali. Stando ai dati della banca centrale, nel primo semestre dell’anno fiscale 2025/26, gli investimenti diretti esteri si sono ridotti di quasi la metà rispetto all’anno precedente, passando da 1.425 a 808 miliardi di dollari.
Per il governo di Islamabad si rende necessario cambiare strategia per la crisi in Balochistan in vista di una sua risoluzione. La risposta militare, condannata dalle organizzazioni per i diritti umani per il compimento di violazioni come omicidi extragiudiziali, sparizioni forzate, torture e altri abusi, non è più un’opzione attuabile. Essa va sostituita con un approccio politico, basato su una roadmap chiara che preveda un dialogo strutturato e dei meccanismi istituzionali inclusivi verso le istanze degli attori locali, così da ripristinare stabilità interna e credibilità internazionale.












