di Giuseppe Gagliano –

Il nuovo asse diplomatico Pechino–Bishkek

Il primo dialogo strategico tra i ministri degli Esteri di Cina e Kirghizistan segna un passaggio di rilievo nella fitta rete di relazioni che Pechino sta tessendo nell’Asia centrale. La visita di Wang Yi, inserita in un tour che coinvolge anche Uzbekistan e Tagikistan, non è un semplice gesto formale: è la conferma che la Cina considera quest’area un pilastro della propria strategia continentale, un corridoio essenziale per la Belt and Road e un cuscinetto geopolitico rispetto alle pressioni di Stati Uniti, Russia e Turchia. Con Sadyr Japarov, Wang ha ribadito l’obiettivo di rafforzare la cooperazione politica ed economica, ma soprattutto di consolidare un rapporto di fiducia che negli ultimi anni ha assunto contorni sempre più strategici.

Il governo di Bishkek vede nella partnership con Pechino un volano indispensabile per il proprio sviluppo. Le parole del ministro Kulubaev lo confermano: principio di “una sola Cina”, più investimenti, più commercio, più progetti infrastrutturali. L’accelerazione della ferrovia Cina–Kirghizistan–Uzbekistan è il simbolo di questa convergenza. Una linea ferroviaria che permetterà alla Cina di accorciare drasticamente i tempi di transito verso l’Europa e di aprire una rotta alternativa che riduce il peso logistico della Russia. Per Bishkek, significa diventare un nodo della connettività eurasiatica, attirare capitali e ritagliarsi un ruolo negoziale che il Paese, povero di risorse ma ricco di posizione geografica, inseguiva da anni. La richiesta cinese di una rapida adesione del Kirghizistan alla Corte internazionale di mediazione di Hong Kong apre inoltre alla creazione di un quadro giuridico favorevole agli investimenti cinesi.

Il sostegno di Wang Yi alla futura presidenza kirghisa dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai sottolinea la volontà della Cina di fare della SCO un pilastro della propria architettura di sicurezza regionale. Bishkek è un partner cruciale: politicamente allineato, economicamente dipendente, militarmente cooperativo. La Cina intende utilizzarlo come piattaforma per ampliare il proprio raggio d’azione in un momento in cui la Russia, pur presente, risulta indebolita dalla guerra in Ucraina. Accrescere il coordinamento multilaterale significa rendere più stabile un’area attraversata da rischi: estremismo, traffici illegali, concorrenza tra potenze e vulnerabilità istituzionale.

Il commercio bilaterale che nel 2024 ha raggiunto 22,71 miliardi di dollari mostra quanto la Cina sia diventata insostituibile per l’economia kirghisa. Investimenti, minerali, agricoltura, infrastrutture, energia: Pechino ha riempito tutti gli spazi lasciati aperti da Mosca e dall’Occidente. L’impegno cinese a difendere la sovranità e l’integrità territoriale del Kirghizistan rafforza una partnership in cui la sicurezza viene affiancata alla crescita economica. Il dialogo strategico è la formalizzazione di questa relazione: un tavolo permanente che definisce obiettivi di lungo periodo, con un programma di cooperazione già fissato per il biennio 2026-2027.

L’entusiasmo per le relazioni bilaterali si contrappone a un Kirghizistan dove la democrazia si sta restringendo. Il divieto imposto a tre delle principali testate indipendenti, etichettate come “organizzazioni estremiste”, segnala una svolta autoritaria che avvicina il Paese ai modelli politici dell’Asia centrale più che alle democrazie occidentali. La Cina, com’è prevedibile, non pone condizioni legate ai diritti civili, concentrandosi invece su stabilità e cooperazione. È una formula che funziona per entrambe le parti e che rende Bishkek più permeabile all’influenza cinese.

Il dialogo strategico tra Cina e Kirghizistan non è un evento isolato: è un capitolo della più ampia strategia con cui Pechino sta consolidando la sua presenza nel cuore del continente eurasiatico. Infrastrutture, investimenti, reti diplomatiche e cooperazione nella sicurezza compongono un mosaico che punta a ridurre l’incertezza regionale e a rafforzare la posizione cinese in un’area cruciale per i nuovi equilibri globali. Per il Kirghizistan, l’alleanza con la Cina è una scelta obbligata e insieme un’opportunità. Per la Cina, è un altro passo per costruire un proprio spazio di influenza stabile, prevedibile e strategicamente controllato.