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La tensione tra Afghanistan e Pakistan è esplosa in questi giorni in nuovi scontri armati lungo la Linea Durand, il confine di circa 2.600 chilometri che separa i due Paesi e che Kabul non ha mai pienamente riconosciuto. I raid pakistani del 27 febbraio contro obiettivi in territorio afghano e i combattimenti successivi hanno segnato una nuova escalation, tanto che il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha parlato apertamente di “guerra aperta”.
Nelle ultime ore esplosioni e colpi di arma da fuoco sono stati segnalati anche a Kabul. A Jalalabad, nella provincia orientale di Nangarhar, un giornalista dell’agenzia Afp ha riferito di aver sentito il rumore di un caccia seguito da due forti esplosioni provenienti dall’area dell’aeroporto cittadino.
Il Pakistan sostiene che negli scontri siano stati uccisi 297 combattenti tra talebani afghani e membri del Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), il gruppo armato responsabile di numerosi attacchi nelle regioni pakistane di confine. Islamabad accusa le autorità talebane afghane di permettere ai militanti del TTP di operare dal territorio afghano e ha chiesto a Kabul di porre fine all’“impunità” dei gruppi armati.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato di sostenere il “diritto del Pakistan a difendersi” dagli attacchi dei talebani, affermando che i gruppi terroristici continuano a utilizzare l’Afghanistan come base per operazioni contro altri Paesi.
Alla base della crisi resta la disputa storica sulla Linea Durand e la presenza di milizie transfrontaliere che alimentano da anni tensioni tra Islamabad e Kabul. La superiorità militare pakistana, soprattutto sul piano aereo, contrasta con la capacità dei talebani afghani di mantenere una pressione costante lungo il confine.
Diversi attori regionali stanno ora chiedendo contenimento e mediazione per evitare che la crisi si trasformi in un conflitto più ampio nell’Asia meridionale.












