di C. Alessandro Mauceri –
Nel 2022 il Pakistan è stato colpito da quella che per molti è la peggiore inondazione a memoria d’uomo. Oltre 1.700 persone hanno perso la vita, 33 milioni non hanno più una casa, un terreno da coltivare o dove allevare animali o un posto di lavoro. Sono morti circa 800mila tra bovini e altri animali. Sono state 28mila le scuole e le cliniche danneggiate. Antonio Guterres, segretario Generale delle Nazioni Unite, lo ha definito un “monsone sotto steroidi”.
A distanza di un anno (e dopo una nuova inondazione) il rapporto di Islamic Relief Worldwide ha cercato di analizzare le conseguenze e l’impatto di questi eventi estremi sullapopolazione, in particolare sui bambini. Secondo i ricercatori di Islamic Relief, il 40% dei bambini intervistati presenta tassi di crescita “stentata”. Il 25% è sottopeso. E molte famiglie lottano per reperire cibo e beni di prima necessità. Manca l’assistenza sanitaria: circa l’80% delle madri ha segnalato malattie tra i bambini. Tra le più diffuse diarrea, malaria e febbre dengue. Particolarmente colpite le donne incinte e le ragazze. Waseem Ahmad, amministratore delegato di Islamic Relief Worldwide, ha dichiarato: “Nessun aiuto finanziario può compensare coloro che hanno perso i propri cari e hanno visto le loro case e tutto ciò che possiedono distrutto”. “Con l’aumento delle catastrofi legate al clima, sono le persone più povere e vulnerabili a sopportare il peso della sofferenza. Sono quelli che hanno maggiori probabilità di vivere in case fragili e meno probabilità di avere risparmi su cui contare, o beni da vendere, o qualsiasi tipo di ‘Piano B’ quando le inondazioni colpiscono e le colture e il bestiame vengono spazzati via”.
Anche Abdullah Fadil, rappresentante dell’UNICEF in Pakistan, ha analizzato la situazione dei minori in Pakistan: “I bambini vulnerabili che vivono nelle aree colpite dalle inondazioni hanno sopportato un anno orribile. Hanno perso i loro cari, le case e le scuole. Con il ritorno delle piogge monsoniche, la paura di un altro disastro climatico incombe. Gli sforzi di recupero continuano, ma molti rimangono irraggiungibili”.
Le piogge monsoniche del 2023 hanno peggiorato la situazione delle comunità colpite dalle alluvioni. Secondo le stime dell’Agenzia ONU per l’Infanzia, “8 milioni di persone, di cui circa la metà sono bambini, continuano a non avere accesso all’acqua potabile nelle aree colpite dalle alluvioni. Oltre 1,5 milioni di bambini necessitano di interventi nutrizionali salvavita nei distretti colpiti dalle alluvioni”.
I fondi raccolti fino ad ora potrebbero non bastare: dei 173,5 milioni di dollari richiesti da UNICEF per fornire supporto “salvavita”, ad oggi, solo il 57% è stato raccolto. E la situazione potrebbe peggiorare nel prossimo futuro. Quanto è avvenuto ha approfondito disuguaglianze preesistenti per i bambini e le famiglie nei distretti colpiti. Già prima dell’alluvione, un terzo dei bambini non andava a scuola, la malnutrizione stava raggiungendo livelli di emergenza e l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari era preoccupante. “I bambini del Pakistan rischiano di essere dimenticati”, ha dichiarato Fadil. Ma in Occidente non si pensa più a questi bambini.
Tutto questo non farà che peggiorare una situazione già preoccupante. Il Pakistan è alle prese con mille problemi. Tra i quali una grave crisi economica. Le famiglie in condizioni di povertà sono un numero impressionante: il 21,9%, più di un quinto della popolazione, secondo i dati del FMI. Molte non possono permettersi nemmeno beni primari come cibo e medicine. Il tutto in un quadro geopolitico tutt’altro che tranquillo: recentemente i disordini politici che hanno travolto il Paese dopo l’arresto dell’ex primo ministro Imran Khan, accusato di corruzione, si sono trasformati in violente manifestazioni popolari.
Una situazione di instabilità politica che ha ripercussioni anche sotto il profilo finanziario. Il cambio della rupia pakistana è sceso vertiginosamente: la valuta è scambiata a 301 per dollaro USA.Questo potrebbe avere conseguenze sul prestito concesso al Pakistan dal FMI: gli aiuti erano stati concessi a patto che il Pakistan tornasse a un tasso di cambio controllato e stabile rispetto al mercato. “Questo suggerisce che le autorità ora hanno spazio limitato per l’intervento valutario”, ha detto Shivaan Tandon, economista di Capital Economics. Da quando il cambio della valuta del Pakistan ha cominciato a scendere, il governo ha imposto rigidi controlli sulle importazioni e sul deflusso del dollaro. Questo ha avuto un effetto negativo: ha rallentato il settore privato, secondo un rapporto della Banca Mondiale.
Con un terzo del territorio allagato e senza fondi esteri e aiuti, in Pakistan la situazione rischia di peggiorare ulteriormente.




