di Alberto Galvi –

Quattordici Stati membri dell’ONU, cioè Germania, Italia, Islanda, Irlanda, Giappone, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Spagna e Regno Unito, hanno condannato l’approvazione da parte di Israele di 19 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata. Si tratta di Nahal Doren, El Keren Forest, Yaziv (Shedma), Mishol, Rosh Hayin East, Rehanit, Kadim, Ganim, Bezek, Tamun, Shalem, Givat Harel, Hsh Kodesh, Kida, Kochav Hashar North, Yitav West, Nof Gilad, Alenbi e Pnei Kendi.

Secondo i Paesi firmatari della dichiarazione, la decisione è illegale ai sensi del diritto internazionale e rischia di compromettere il cessate il fuoco a Gaza, oltre a mettere in pericolo la pace e la sicurezza a lungo termine dell’intera regione.

Israele ha respinto le critiche, definendole discriminatorie. Il ministro delle Finanze israeliano di estrema destra, Bezalel Smotrich, ha annunciato che le autorità hanno dato il via libera al piano di insediamenti, affermando esplicitamente che la decisione mira a impedire la creazione di un futuro Stato palestinese. Smotrich ha inoltre approvato la costruzione o la legalizzazione retroattiva di 69 insediamenti da quando è entrato in carica, alla fine del 2022.

L’ultimo piano di espansione di insediamenti precedentemente evacuati risaliva al piano di disimpegno israeliano del 2005. L’attuale approvazione aumenta di quasi il 50 per cento il numero degli insediamenti in Cisgiordania durante il mandato dell’attuale governo. Nel 2022 se ne contavano 141; con le nuove autorizzazioni il totale sale a 210. Secondo il diritto internazionale, l’espansione degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati è considerata illegale.