
di Riccardo Renzi * –
La leader del Rassemblement National, che per ben tre volte ha fallito nella sua corsa all’Eliseo, ha ricevuto una condanna che minaccia gravemente il suo futuro politico. Il tribunale di Parigi l’ha infatti dichiarata ineleggibile per cinque anni, con effetto immediato. Una sentenza che compromette la sua possibilità di partecipare alle presidenziali del 2027, un’elezione per la quale, secondo i sondaggi, era considerata favorita almeno per il primo turno. L’exploit della Le Pen nelle urne non si è mai tradotto in un trionfo finale, ma il suo nome è comunque sinonimo di un pericoloso risveglio delle destre populiste in Francia. Oggi, con questa decisione, la leader del partito nazionalista francese si ritrova a fare i conti con una condanna che, secondo lei, è una “sentenza politica”.
La condanna, che ha provocato un’ondata di reazioni sia in Francia che all’estero, non si limita a un singolo caso giuridico. Essa solleva questioni ben più ampie sulla separazione tra giustizia e politica, temi che non sono estranei al dibattito internazionale. Le Pen ha definito la sua condanna una “violazione dello stato di diritto”, una dichiarazione che è stata ampiamente supportata dai suoi alleati sovranisti europei. Ma c’è di più: il parallelo con altri leader di destra, come Donald Trump negli Stati Uniti o Calin Georgescu in Romania, non è casuale. In molti vedono in queste vicende una forma di giustizia selettiva, usata come strumento per limitare il potere delle opposizioni.
Le riflessioni sul caso Le Pen non possono prescindere da un’analisi della cosiddetta “giustizia a orologeria”, un fenomeno che in politica ha sempre sollevato dubbi sulla sua imparzialità. La giustizia che interviene con tempismo strategico per ostacolare il successo di un candidato o di un movimento politico non è un concetto nuovo. Negli Stati Uniti, per esempio, le polemiche sulla persecuzione di Donald Trump in vista delle elezioni presidenziali del 2024 hanno alimentato accuse di interferenze politiche da parte delle istituzioni. E lo stesso accade in Romania, dove Calin Georgescu è stato escluso dalla corsa presidenziale dopo accuse di legami con la Russia. Entrambi i casi, come quello di Le Pen, hanno sollevato interrogativi su quanto giustizia e politica siano in grado di mescolarsi, con il rischio che il diritto venga manipolato per favorire o ostacolare determinate correnti politiche.
A livello europeo il caso Le Pen trova analogie con quanto accaduto a Georgescu, che inizialmente sembrava favorito nella corsa alla presidenza rumena, solo per vedere la sua candidatura annullata dalla Corte costituzionale. Le similitudini sono evidenti: entrambi i leader sono figure di opposizione che hanno suscitato un ampio consenso popolare, ma sono stati bloccati da un intervento giuridico che ha sollevato il sospetto di un’azione politicamente motivata.
Questa situazione non è passata inosservata anche in Italia, dove il caso francese ha acceso il dibattito sull’autonomia della giustizia e sull’interferenza delle istituzioni nel processo elettorale. Antonio Di Pietro, ex magistrato e simbolo della lotta contro la corruzione in Italia, ha espresso perplessità sulla sentenza. Di Pietro ha sottolineato come, a suo avviso, la decisione di ineleggibilità di Le Pen sia stata troppo affrettata e non giustificata da evidenze concrete. Ha poi suggerito che, in fondo, questa condanna potrebbe addirittura favorire il Rassemblement National, facendo emergere una figura come Jordan Bardella, il giovane delfino di Le Pen, che potrebbe raccogliere la sua eredità.
Le reazioni, però, non sono state univoche. In Italia Giorgia Meloni ha commentato con toni cauti, dicendo che “chi ha a cuore la democrazia non può gioire” per una decisione che colpisce il leader di un grande partito e nega la rappresentanza a milioni di cittadini. Una posizione simile è stata presa anche da altri leader sovranisti, come Viktor Orban, che ha immediatamente espresso solidarietà a Le Pen, dichiarando “Je suis Marine”. La solidarietà dei sovranisti non si è limitata alla retorica: il caso della leader francese è stato immediatamente collegato ad altri casi di “persecuzione politica” in tutto il mondo, come quello di Trump negli Stati Uniti o di Bolsonaro in Brasile.
Tuttavia, la reazione dell’opinione pubblica francese non è stata altrettanto drammatica. Un sondaggio di Le Figaro ha mostrato che la maggioranza dei francesi (61%) non crede che la sentenza ostacolerà la crescita del Rassemblement National. Al contrario molti ritengono che, pur essendo un colpo per Le Pen, la condanna potrebbe aprire la strada a una nuova leadership all’interno del partito, con Bardella pronto a prendere il suo posto. Inoltre, il 25% dei sostenitori del RN ha addirittura visto nella situazione una potenziale opportunità per voltare pagina, distaccandosi dall’immagine di Le Pen e creando una nuova figura politica più giovane e meno legata a scandali.
Il caso Le Pen non è solo una questione francese. Esso riflette una divisione più ampia che attraversa l’Europa. Da un lato, c’è una crescente ondata di destra sovranista che vede nella politica giudiziaria un’opportunità per fermare la crescente influenza di leader non allineati con le élite europee. Dall’altro lato, c’è un fronte liberale e progressista che si appella alla legalità per giustificare l’intervento delle istituzioni. Questo scontro non riguarda solo Le Pen, ma l’intero panorama politico europeo, dove si stanno riaffermando sempre più le linee di divisione tra chi sostiene la sovranità nazionale e chi promuove l’integrazione europea.
In questo contesto, la vicenda Le Pen non è solo un episodio giudiziario, ma un simbolo di come la giustizia possa diventare uno strumento nelle mani della politica per rafforzare o indebolire determinate forze. E se i sovranisti stanno cercando di unire le proprie forze contro un “sistema” che ritengono ostile, la sfida per il futuro sarà capire se questi movimenti riusciranno a trasformare le difficoltà legali in opportunità politiche, come dimostra la crescente popolarità di Jordan Bardella.
In definitiva, la condanna di Marine Le Pen rappresenta una sfida cruciale per la politica francese, ma anche per quella europea. Un caso che mette in luce la tensione tra giustizia e politica, e che potrebbe avere ripercussioni significative sulle elezioni future in Francia e in Europa.
* Istruttore direttivo presso Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo, membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Menabò, Scholia, Notizie Geopolitiche e Il Polo – Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti”, e Socio Corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.











