di Giuseppe De Santis –
Quando nel 1989 venne abbattuto il muro di Berlino, la Polonia era uno degli Stati più poveri d’Europa. Un effetto di questa povertà era il razionamento, per diversi anni, di beni essenziali come farina e zucchero.
Nel 2004 la Polonia entra nell’Unione Europea e milioni di cittadini polacchi emigrano in altri Paesi europei in cerca di fortuna, creando diversi malumori nei Paesi ospitanti, poiché la loro presenza contribuì ad abbassare i salari dei lavoratori locali.
Oggi, però, la situazione è notevolmente migliorata. Uno degli effetti di questa crescita economica è che molti di quei polacchi emigrati stanno facendo ritorno nel proprio Paese, attratti da condizioni di vita ormai di gran lunga migliori.
La Polonia ha inoltre raggiunto un altro traguardo importante, diventando uno dei Paesi più ricchi al mondo ed entrando nel club delle economie più sviluppate.
Secondo l’agenzia statistica polacca, nel 2025 il PIL ha raggiunto i mille miliardi di dollari, superando quello della Svizzera, mentre il reddito pro capite è salito a 55.340 dollari, un valore superiore a quello del Giappone.
Le ragioni di questo “miracolo economico” sono diverse. In primo luogo, la Polonia ha istituito agenzie capaci di limitare la formazione di monopoli e di stimolare innovazione e concorrenza.
Inoltre, grazie all’ingresso nell’Unione Europea, il Paese ha utilizzato i fondi europei per migliorare le infrastrutture, rendendo le imprese più produttive. La vicinanza con la Germania ha poi favorito la delocalizzazione di molte aziende tedesche e di altri Paesi, attratte da una manodopera qualificata e competitiva.
Tutti questi fattori hanno trasformato la Polonia in un Paese prospero, dimostrando che, con le giuste politiche e incentivi, ogni economia può crescere e svilupparsi.




