di Mariarita Cupersito –
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha bocciato la riforma della giustizia approvata in Polonia nel dicembre 2019 in quanto mina il diritto di accesso a un sistema giudiziario indipendente e imparziale.
“Il valore dello Stato di diritto fa parte dell’identità stessa dell’Unione quale ordinamento giuridico comune”, si legge nella sentenza, “e si concretizza in principi che comportano obblighi giuridicamente vincolanti per gli Stati membri. Le misure adottate sono incompatibili con le garanzie di accesso a un tribunale indipendente e imparziale”.
La discussa normativa modificava i rapporti tra i tribunali del Paese, impedendo ai giudici di rivedere la legittimità delle rispettive nomine o di mettere in discussione la reciproca imparzialità; veniva inoltre introdotta la camera disciplinare nella Corte suprema, un apposito organismo volto a sanzionare i giudici in base alle sentenze emesse e che avrebbe dunque potuto largamente condizionarne le decisioni. Tra le possibili sanzioni figuravano la sospensione temporanea delle funzioni, la riduzione dello stipendio e la revoca dell’immunità al fine di avviare un procedimento penale.
La reazione di Varsavia non si è fatta attendere: “È un verdetto corrotto”, ha dichiarato il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro. “Non è stato scritto da giudici ma da politici, pertanto costituisce una chiara violazione dei trattati europei”.
Soddisfatto il commissario europeo alla Giustizia Dydier Reynders: “Questa legge viola i principi cardine dell’ordine legale europeo. Ci aspettiamo che la Polonia si adegui integralmente alla sentenza”.
È stata intanto avviata dalla Commissione Ue una nuova procedura di infrazione contro Varsavia in merito alla recente legge che prevede un corpo speciale, esterno al sistema giudiziario, con il compito di provare l’influenza della Russia nella politica interna polacca. Votata a maggio e firmata la scorsa settimana dal presidente Andrzej Duda, la legge è stata tacciata da Bruxelles di violare la Costituzione polacca e di poter essere utilizzata contro l’opposizione, impedendo in particolare la corsa alle elezioni del prossimo autunno di Donald Tusk, principale oppositore del Pis e firmatario, quando era primo ministro, di un accordo sul gas russo. In base alla nuova legge infatti, se un esponente politico è messo sotto accusa per relazioni sospette con la Russia può essere sanzionato con l’esclusione fino a 10 anni dai pubblici uffici.
L’opposizione è scesa in piazza a Varsavia nei giorni scorsi con una grande manifestazione al fine di boicottare la nuova legge.




