di Enrico Oliari –
E’ tensione fra Israele e la Polonia dopo che alla vigilia del giorno della Shoah il governo di Mateusz Morawiecki ha portato alla Camera una proposta di legge elaborata dal ministero della Giustizia, poi approvata con 279 voti favorevoli, 5 contrari e 130 astenuti (i deputati dell’opposizione), che prevede tra l’altro la punibilità verso coloro che “pubblicamente e contro i fatti attribuiscano alla nazione polacca o allo Stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità di crimini compiuti dal Terzo Reich tedesco oppure i crimini contro l’umanità, contro la pace nonché altri crimini durante la guerra”. Oltre a questo è prevista la condanna anche di chi tenterà di “sminuire la responsabilità dei reali autori di questi crimini”, ovvero i nazisti, o parli di “campi polacchi della morte”.
“E una legge che non ha senso. Mi oppongo con forza: la storia non può essere cambiata ed è proibito negare la Shoah”, ha risposto furioso il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha reso noto che “Ho dato ordine all’ambasciata israeliana in Polonia di incontrarsi con il primo ministro a cui esprimere la mia ferma opposizione alla legge”.
Duro anche il leader dell’opposizione Isaac Herzog, il quale ha chiesto il ritiro dell’ambasciatore a Varsavia “per consultazioni in merito alla legge approvata in Polonia, che dal nostro punto di vista è inammissibile”.
Da lì a poco la vice presidente del parlamento polacco, Beata Mazurek (Pis), ha twittato ”Basta con le accuse contro la Polonia e ai polacchi per i crimini tedeschi”, mentre il premier Morawiecki, ricordando che “ebrei, polacchi e tutte le vittime dovrebbero essere i guardiani della memoria di tutti coloro che furono uccisi dai nazisti”, ha ribattuto che “Auschwitz-Birkenau non è un nome polacco e Arbeit macht frei non è una frase polacca”. “Lo scopo di questo emendamento – ha continuato – è quello di eliminare la possibile allusione dello Stato polacco quale nazione responsabile di collusione con i crimini nazisti del Terzo Reich”. Per questo la condanna dell’uso del termine ‘campi polacchi’ si applicherà a situazioni ben definite e ha lo scopo di impedire la calunnia nei confronti della Polonia. La valutazione finale spetterà al tribunale”.
A prescindere dal momento, certamente poco opportuno, per far votare in Parlamento una simile legge, c’è da dire che mai si è parlato della Polonia quale corresponsabile della persecuzione degli ebrei, degli omosessuali, degli zingari, dei disabili e via dicendo: è palese che Auschwitz, Treblinka e gli altri molti campi di concentramento e di sterminio non furono opera delle autorità polacche, peraltro annichilite dall’occupazione tedesca.
Se non vi furono, come in altri paesi, gruppi di SS locali (anche perché i nazisti consideravano i polacchi dei “sub-umani), altresì è vero che vi furono battaglioni polacchi arruolati nella Wermacht (esercito regolare), come pure che i “sudeti” (Slesia) erano considerati tedeschi a tutti gli effetti.
Un’iniziativa del tutto incomprensibile quindi quella del governo Morawiecki, che ora dovrà passare per il Senato dove comunque il partito di centrodestra Pis, di cui Jaroslaw Kaczynski è il padre-padrone, ha 61 seggi su 100.




