Post-Brexit: Il ruolo strategico della Strategic Defence Rewiev 2025 e l’impegno rafforzato nell’Indo-Pacifico

di Maria Grazia Saccà

La più recente evoluzione della strategia di difesa britannica, evidenziata dal documento “Strategic Defence Review-Making Britain Safer: secure at home, strong abroad” mette in luce nitidamente una maggiore interconnessione tra le sfide alla sicurezza interna e i nuovi mutamenti geopolitici globali. Mediante tale documento il Regno Unito manifesta il proprio impegno nel consolidamento e il conseguente raggiungimento di stabilità e sicurezza nell’Indo-Pacifico, riflettendo i nuovi e sfaccettati equilibri post-brexit, estendendosi oltre i confini tradizionali.

Cinque anni dopo che il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea, il ministero della Difesa britannico ha pubblicato un documento emblematico, il cui titolo parla chiaro: “Strategic Defence Review Making Britain Safer: secure at home, strong abroad”.
Tale documento, reso pubblico il 2 giugno 2025, inizia con una dichiarazione del primo ministro britannico, Keir Starmer, che ne sottolinea l’obiettivo principale: garantire la sicurezza dei cittadini britannici, diventando il “Plan for change” (in italiano traducibile come “piano per il cambiamento”) del governo. Ciò che emerge con chiarezza è una consapevolezza profonda e matura riguardo alla stretta connessione tra le complesse evoluzioni geopolitiche globali e le sfide per la sicurezza nazionale. Per questo motivo, una stabilità interna più solida si rifletterebbe inevitabilmente sulla capacità di garantire sicurezza a livello internazionale.
In questo contesto, l’Indo-Pacifico si sta affermando come una regione sempre più cruciale per Londra. L’impegno del Regno Unito per garantire stabilità e sicurezza in quest’area così vasta non si presenta più solo come una scelta, ma come una vera e propria necessità, dettata da interessi economici, politici e di sicurezza che si sono fatti sentire nel periodo post-Brexit. Con le crescenti pressioni sulla sicurezza in Europa, il Regno Unito si sta rendendo conto che la propria prosperità e sicurezza nazionale dipendono anche dalla capacità di contribuire attivamente a un ordine internazionale stabile e libero nell’Indo-Pacifico.

L’indo-pacifico nella Strategic Defence Rewiev 2025: il ruolo della difesa britannica.
Come riportato nel documento strategico, la difesa britannica dovrebbe ricoprire svariati ruoli e, per tale motivazione, non può limitarsi a stringere relazioni con la sola NATO (lo riporta il titolo della sezione apposita, intitolata ‘NATO First does not mean NATO only’), bensì deve creare svariati accordi (mediante accordi bilaterali o di partenariato) con altre regioni, tra cui l’Indo-Pacifico. Difatti, la Strategic Defence Rewiev 2025 riconosce questa regione come indispensabile, definendola un motore economico e politico globale seppur simultaneamente un’arena di crescenti tensioni geopolitiche. L’assertività sempre crescente della Cina, infatti, viene indicata come un fattore chiave di instabilità nella regione, sebbene il documento chiarisca che l’approccio da seguire debba essere duale: permettere il consolidamento di alleanze volte a mantenere un ruolo di influenza nell’area e, al contempo, mantenere attivo un canale di comunicazione con potenze come la Cina stessa.

La (seconda) priorità del Regno Unito e le collaborazioni chiave.
Dopo l’Euro-Atlantico, la regione dell’Indo-pacifico viene definita come secondariamente prioritaria in termini di impegno della difesa, poiché l’avvicinamento tra Cina, Russia, Iran e Repubblica Democratica Popolare di Corea rischia di far vacillare gli equilibri geopolitici mondiali e di creare le condizioni per un’escalation su ampia scala. Per precisare ulteriormente, il nuovo Segretario alla Difesa John Healey, in un’intervista rilasciata lo scorso anno ha fornito delle rivelazioni fondamentali, dichiarando che sotto il nuovo governo laburista il Regno Unito rimarrà parallelamente un fedele alleato di Australia e Nuova Zelanda, pur non potendo concentrare entrambi gli sforzi sull’area dell’Euro-Atlantico e su quella dell’Indo-Pacifico; ciò farebbe pensare ad una gerarchia di priorità già stabilita.
Per adempiere alla missione di cooperazione prefissata, il Regno Unito dichiara fermamente il proprio impegno in diverse partnership nella regione ma non solo. Tra queste collaborazioni si annoverano: L’Indo-Pacific Four, costituita da Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Repubblica di Corea, giacché la NATO stessa incoraggia la loro cooperazione in termini di sicurezza euro-atlantica che si estenderebbe anche all’Indo-Pacifico. In secondo luogo, emerge l’AUKS (acronimo che lega le nazioni anglosassoni firmatarie dell’alleanza), composta da stati quali l’Australia, gli Stati Uniti e il Regno Unito, che rappresenta un vivido esempio degli sforzi attuati dal Regno Unito nel tentare di garantire la sicurezza collettiva attraverso l’avvicinamento a partner provenienti da regioni geografiche tra loro differenti. A tal proposito, il report stima che il programma AUKS sui sottomarini sarà in grado di offrire oltre 21.000 nuovi posti di lavori nel Regno Unito, creando le condizioni favorevoli per l’aggiunta di altri 7.000 ruoli altamente qualificati. Per consentire una riuscita totale di tali premesse, si precisa che molti di questi obiettivi dovranno essere completati entro la primavera del 2026.

Singapore, Brunei e Nepal.
In aggiunta a ciò occorre menzionare anche una serie di relazioni bilaterali, note come Five Power Defence Arrangements, comprendenti cinque paesi membri: Australia, Malesia, Nuova Zelanda, Singapore e Regno Unito. Trattasi di un’alleanza difensiva utile in caso di un eventuale attacco armato contro Malesia o Singapore. Il report per l’appunto evidenzia che la presenza militare permanente del Regno Unito a Singapore supporterebbe ulteriormente la presenza militare dell’esercito britannico nello stato del Brunei. Ciò rimarca la natura interconnessa della difesa del Regno Unito a livello globale, mediante l’interessamento e il supporto verso diverse entità regionali. Inoltre, si riporta come il Regno Unito riconosca fondamentale la collaborazione con paesi quali il Nepal, valorizzando in particolare l’apporto alla guarnigione del suo esercito dei Gurkha, ovverosia i soldati nepalesi, il cui contingente costituisce l’8% delle sue forze. La menzione dei soldati Gurkha dimostra l’importanza, per un esercito, di adottare una visione a lungo termine, riuscendo a trarre forza dalla diversità e dalla collaborazione con nazioni amiche. Pertanto, questo approccio rafforza la rete di rapporti internazionali e di conseguenza la propria posizione a livello mondiale.

La partnership tra India e Regno Unito.
Visto il ruolo chiave che l’India gioca nel contesto mondiale, il Regno Unito continua a sviluppare relazioni bilaterali nel settore della difesa, sulla base di presupposti e interessi condivisi, tra cui una cooperazione nella regione dell’Oceano Indiano. Una data fondamentale, a tal riguardo, è quella del 10 febbraio 2025, quando è stata annunciata una partnership tra India e Regno Unito relativamente alla difesa aerea.
Tale alleanza segna un punto di svolta poiché focalizzata sull’utilizzo di armi di nuova generazione per colmare criticità insite nel settore della difesa aerea.

Un’alleanza anche con l’Italia.
Anche il nostro paese è coinvolto in questo sistema di alleanze, mediante il Global Combat Air Programme (GCAP) firmato da Regno Unito, Italia e Giappone, inerente alla creazione di aerei tecnologicamente avanzati (di sesta generazione), come parte del Future Combat Air System, che includerà armi di nuova generazione, aerei con equipaggio e piattaforme prive di equipaggio.
Pertanto, alla luce di quanto analizzato, il Regno Unito dovrà massimizzare gli effetti in un contesto di risorse limitate, collaborando con i vari partner europei nell’Indo-Pacifico per contribuire ad una maggiore stabilità nella regione. Il documento conferma in modo inequivocabile l’interessamento e l’impegno britannico verso la regione strategica dell’Indo-Pacifico, nonostante le priorità dichiarate dal governo laburista si incentrino maggiormente sul rafforzamento dei legami euro-atlantici.