di Guido Keller –

Procedono i raid della coalizione internazionale contro l’Isil in Iraq e in Siria: diverse decine di miliziani sono rimasti uccisi a sud-est di Mosul; tre raffinerie petrolifere controllate dallo Stato Islamico sono invece state distrutte a Tal Abyad, in Siria, nei pressi del confine turco.

Interrotto il flusso di denaro dalle monarchie del Golfo, in particolare dal Qatar, l’Isil alimenta le proprie attività col contrabbando di petrolio: analisti ritengono che lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi porta nelle casse dell’Isil almeno 3 milioni di dollari al giorno.

Sempre per far venir meno la linfa economica all’Isil, le forze internazionali hanno attaccato un impianto per l’estrazione del gas situato nell’Est della Siria, nella provincia di Deir Ezzor, al confine iracheno. L’impianto Coneco, che si trova “sotto il controllo dello Stato islamico” è il più grande della Siria: ne ha dato notizia il direttore dell’Osservatorio siriano per i Diritti umani  Rami Abdel Rahman.

Rispondendo ad un’intervista per la tv panaraba libanese al- Mayadeen, il ministro degli Esteri siriano Walid al-Muallem ha dichiarato che non è in corso “alcun coordinamento con l’alleanza internazionale guidata dagli Usa che sta conducendo i raid aerei nel nord” e che “Abbiamo saputo tramite il delegato permanente degli Stati Uniti presso l’Onu e dal ministero degli Esteri iracheno dell’intenzione degli Usa di costituire un’alleanza per condurre dei raid contro le zone controllate dallo Stato Islamico e dal Fronte al-Nusra. Noi abbiamo risposto di sostenere ogni sforzo contro il terrorismo nell’ambito della risoluzione Onu 2170, ma non c’è alcun coordinamento delle operazioni”.

Dall’altra parte dell’Atlantico il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, ha affermato in occasione del programma “60 minutes”, in onda sul network televisivo Cbs, che gli Stati Uniti hanno “sottostimato” i progressi dell’Isis in Siria e “sovrastimato” la capacità dell’Iraq di combattere gli estremisti.

Per quanto appare evidente che l’Isis sia stato creato ad hoc da Occidente e monarchie del Golfo per combattere al-Assad e che sia poi loro sfuggito di mano, Obama la mette sulla questione religiosa, ritenendo che è necessario allentare le tensioni fra sunniti e sciiti e che “C’è bisogno di una soluzione politica perché la battaglia fra le due sette è la causa maggiore di conflitto nel mondo”.

Infine voci danno ucciso in un raid Muhsin al-Fadhli, uno dei leader del gruppo jihadista Khorassan; nei giorni scorsi si era parlato anche della morte di Abu Yusuf al-Turki, altro leader del gruppo estremista: entrambi sarebbero stati uccisi dai raid della Coalizione.