Putin chiude a Zelensky: nessun incontro, mentre la guerra si intensifica

di Enrico Oliari

Vladimir Putin ha respinto la proposta di un incontro diretto avanzata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confermando che al momento il Cremlino non ritiene necessario un vertice tra i due leader. Intervenendo al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, il presidente russo ha minimizzato la lettera inviatagli da Zelensky, affermando che “Ieri Peskov mi ha mostrato la lettera di Zelensky e questa mattina me l’ha ripresentata, gli ho dato una rapida occhiata”. Putin ha quindi aggiunto di non vedere “alcuna ragione” per organizzare un colloquio faccia a faccia.

La risposta di Kiev non si è fatta attendere. Zelensky ha reagito duramente al rifiuto dichiarando che “Lo zar ha scelto la guerra”. Una presa di posizione che evidenzia quanto resti profonda la distanza tra le due parti nonostante i ripetuti appelli internazionali per una ripresa del dialogo politico.

Il botta e risposta lascia aperte alcune considerazioni:

– fin dall’inizio del conflitto era stato proprio Zelensky a far approvare una legge che impediva a se stesso e a ogni altra parte del governo di interloquire con Vladimir Putin;

– successivamente le conferenze di pace che hanno avuti come protagonisti l’Ue e Zelensky hanno sempre visto l’esclusione della Russia, ed è difficile pensare che si possa discutere di pace senza la controparte;

– Zelensky vuole che tra i mediatori vi sia l’Ue, ma come ha correttamente osservato il capo del Cremlino, gli europei si sono schierati nel conflitto predicando la sconfitta della Russia, per cui è impossibile (se non ridicolo) pensare a Bruxelles come arbitro imparziale;

– i macro temi, cioè il riconoscimento della Crimea alla Russia, la cessione delle quattro regioni del Donbass a maggioranza russofona, la tutela delle delle minoranze linguistiche e soprattutto l’adesione o meno alla Nato hanno sempre visto le posizioni rigide delle due parti, e di certo sono nodi che non si sciolgono in occasione di un incontro tra due leader. Regola vuole che prima inviati speciali e sherpa li affrontino trovando la quadra, quindi i presidenti si troveranno per stringersi la mano;

E’ quindi evidente che Zelensky ha chiesto qualcosa che sapeva di non poter ottenere, probabilmente in una logica propagandista.

A cercare di attenuare le tensioni è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, secondo cui l’invito rivolto al presidente ucraino a recarsi a Mosca resterebbe formalmente valido. Tuttavia le dichiarazioni provenienti dal Forum di San Pietroburgo confermano che, almeno per il momento, il negoziato diretto non rappresenta una priorità per la leadership russa.
Nel corso del suo intervento, Putin ha inoltre rivolto nuove critiche all’Unione Europea, definendo “miopi” le politiche adottate dalla burocrazia comunitaria nei confronti della Russia. Il presidente ha sostenuto che, nonostante le sanzioni e le pressioni occidentali, Mosca abbia consolidato nuovi rapporti economici e commerciali con numerosi partner internazionali. “La Russia è aperta a chi è interessato a collaborare con lei su un piano di equità”, ha affermato.

Sul terreno, intanto, il conflitto continua a registrare un’elevata intensità. Le autorità russe hanno riferito di aver intercettato e abbattuto 86 droni ucraini diretti verso la regione di San Pietroburgo. “Le operazioni di combattimento continuano”, ha dichiarato il governatore Aleksandr Drozdenko attraverso il proprio canale Telegram.
Parallelamente, nella regione ucraina di Kherson, le autorità locali hanno denunciato nuovi bombardamenti che avrebbero provocato almeno sei vittime civili e decine di feriti nelle ultime ventiquattro ore. Gli attacchi avrebbero coinvolto droni, artiglieria e aviazione.

L’instabilità legata al conflitto ha avuto ripercussioni anche oltre i confini dei due Paesi. Un drone marino ucraino è infatti esploso nel porto romeno di Costanza dopo essere stato colpito da sistemi di guerra elettronica, riportando ancora una volta l’attenzione sui rischi per la sicurezza nell’area del Mar Nero.

Sul fronte diplomatico, domenica Londra ospiterà un incontro tra Zelensky e i leader di Francia, Germania e Regno Unito per discutere possibili iniziative comuni a sostegno di un cessate-il-fuoco e della sicurezza europea. Alla vigilia del vertice, il primo ministro britannico Keir Starmer ha rilanciato l’allarme sulla minaccia rappresentata dalla Russia, sostenendo che “Mosca nel giro di 4 anni potrebbe attaccare la Nato”. Il leader laburista ha inoltre annunciato l’intenzione di presentare un nuovo programma decennale di investimenti nella difesa, destinato a rafforzare le capacità militari britanniche e il contributo del Regno Unito all’Alleanza Atlantica.

Anche in questo caso la memoria è corta. Era stato il britannico Boris Johnson a convincere Zelensky a rifiutare l’ultimatum di Putin e a convincerlo alla guerra, ed è fin troppo evidente che l’allarmismo di Starmer ha lo scopo di giustificare le spese per la difesa ad una popolazione sempre più insofferente a crisi, costo della vita e tagli alla spesa sociale. Anche perché, al di là delle dichiarazioni di Putin in tal senso, è difficile pensare che la Russia attacchi la Nato, innescando l’articolo 5 dello Statuto sulla pronta difesa comune.