di Alberto Galvi –

In Qatar è stato firmato un accordo di pace tra i rappresentanti del governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il gruppo ribelle M23 (Movimento del 23 marzo), sostenuto dal Ruanda, con l’obiettivo di porre fine a anni di combattimenti nell’est del Paese. La cerimonia si è svolta alla presenza degli Stati Uniti e dell’Unione Africana.

Il governo congolese e il M23 hanno partecipato per mesi a colloqui di mediazione. A luglio le due parti avevano già firmato una tregua, che tuttavia richiede ancora negoziati sulle modalità precise di attuazione. All’inizio dell’anno l’M23 ha conquistato due città strategiche dell’est del Congo, Goma e Bukavu, mentre diversi precedenti tentativi di raggiungere una pace duratura erano falliti. Nonostante sia una delle principali parti in causa del conflitto, il M23 non era stato incluso direttamente nel cessate-il-fuoco mediato dagli Stati Uniti.

L’accordo siglato in Qatar comprende otto protocolli di attuazione, due dei quali sono già stati firmati: il monitoraggio del cessate il fuoco e lo scambio di prigionieri. Gli altri protocolli saranno discussi e definiti nelle prossime settimane.

I punti rimanenti riguardano le procedure per garantire l’accesso degli aiuti umanitari alle popolazioni colpite, il ritorno dei rifugiati e degli sfollati interni, il ripristino dell’autorità statale, l’attuazione di riforme economiche, la reintegrazione dei gruppi armati nelle istituzioni e la neutralizzazione dei gruppi stranieri presenti nel Paese.

Per favorire il processo di pace, le parti hanno concordato l’istituzione di un comitato indipendente incaricato di supervisionare l’accordo e formulare raccomandazioni sui meccanismi di risarcimento, nel quadro della futura riconciliazione nazionale, in conformità con la Costituzione della RDC.