Ricerca e industria: il divario strategico tra Europa e Cina

di Francesco Pontelli

La ricerca, con i suoi investimenti economici, finanziari e professionali, rappresenta il vero motore di sviluppo di qualsiasi economia. Questo è particolarmente evidente nelle economie occidentali, che tuttavia risultano penalizzate da un elevato costo del lavoro.
Per sua natura la ricerca dovrebbe essere libera e sostenuta da un quadro normativo solido, ma senza che le istituzioni ne indirizzino rigidamente obiettivi e traiettorie, soprattutto nel settore industriale. Diversamente, nell’Unione Europea si è assistito all’adozione di scelte strategiche fortemente orientate, come il blocco dei motori endotermici previsto per il 2035.
In altre parole, come evidenziato anche da diverse analisi, le riflessioni sul panorama automotive europeo mettono in luce alcune criticità legate alle limitazioni imposte ai motori endotermici e al loro impatto sulla ricerca e sviluppo.

1. Riduzione della ricerca sull’endotermico.
Le normative europee che puntano a vietare la vendita di nuovi motori benzina e diesel dal 2035 stanno contribuendo a una contrazione degli investimenti in ricerca e sviluppo su queste tecnologie da parte delle principali case automobilistiche europee.

2. Europa vs Asia: due traiettorie divergenti.
Mentre in Europa la produzione di motori tradizionali è destinata a ridursi progressivamente, con una filiera che rischia di indebolirsi, in Asia e in particolare in Cina la produzione e gli investimenti nella ricerca sui motori endotermici continuano a mantenere volumi elevati.

3. Investimenti e transizione forzata.
Anche ingenti piani di investimento, come quelli annunciati da grandi gruppi automobilistici, potrebbero non essere sufficienti a garantire competitività nel breve e medio termine, a causa della transizione accelerata verso l’elettrico imposta dal quadro normativo europeo.

Al contrario in Cina, dove non esiste un divieto normativo generalizzato, pur in presenza di un forte sostegno alla mobilità elettrica, si continua a investire anche nel miglioramento dei motori tradizionali. In particolare, vengono ridefiniti gli standard di efficienza dei motori diesel, con risultati tecnologici rilevanti soprattutto nel settore dei veicoli commerciali.
I principali sviluppi recenti possono essere sintetizzati nei seguenti punti.

1. Record di efficienza termica.
Weichai Power ha sviluppato un motore diesel con un’efficienza termica certificata del 53,09%, risultato ottenuto grazie a numerose innovazioni su aspirazione, turbocompressione e camera di combustione.

2. Innovazione nei sistemi ibridi.
Il costruttore Yuchai ha introdotto un sistema diesel elettrico con funzione di range extender e volano, capace, secondo le dichiarazioni, di ridurre significativamente i consumi nei veicoli commerciali grazie a una gestione più efficiente dell’energia.

3. Continuità strategica sul diesel.
Nonostante la crescita delle auto elettriche, la Cina continua a investire nel miglioramento dei motori a combustione interna per il trasporto pesante, puntando a ridurre i costi operativi e aumentare l’efficienza.

In una prospettiva temporale che va oltre il prossimo decennio e quindi oltre il 2035, anno previsto per il divieto europeo, la Cina potrebbe dimostrarsi ancora una volta capace di rispondere alle esigenze del trasporto attraverso motori endotermici ad alta efficienza, in particolare diesel.
Questo scenario rappresenta un’ulteriore conferma delle divergenze tra i modelli di sviluppo della ricerca in Europa e in Cina.
Ne emerge un confronto netto. Da un lato il rischio di un approccio fortemente guidato da scelte politiche e regolatorie, dall’altro un modello più pragmatico, capace di indirizzare lo sviluppo senza escludere a priori soluzioni alternative.