di Nicola Comparato –
Si è svolta a Roma, nel suggestivo al Parco di Villa Grazioli, l’inaugurazione di un monumento dedicato a Čyngyz Ajtmatov, scrittore, pensatore e diplomatico kirghiso, donato dall’ambasciata della Repubblica del Kirghizistan, della quale è ambasciatore in Italia Taalai Bazarbaev.
Alla cerimonia, alla quale hanno partecipato diverse delegazioni diplomatiche, ha portato il saluto del Comune di Roma un assessore del municipio romano dei Parioli.
Ajtmatov, figlio di un intellettuale vittima delle Purghe staliniane, è stato uno scrittore che ha parlato nei suoi romanzi i problemi delle popolazioni kirghise (Melodia della Terra Giamilja, Addio Gul’sary, Il Battello Bianco ecc.), la droga e del crimine (Il Patibolo) e numerosi altri temi, anche fantascientifici come “Il giorno che durò più di un secolo”, per finire a “Il marchio della Cassandra. Dalle eresie del XX secolo”.
Alla cerimonia era presente anche una delegazione della Chiesa Ortodossa Italiana, composta dall’arcivescovo metropolita Filippo Ortenzi e Roberto Pinna, vescovo di Cagliari e console onorario dello Stato di Alania (Ossezia del Sud).
I kirghisi sono una popolazione turco-mongola prevalentemente di religione islamica, sunnita della scuola hanafita con piccola minoranza sciita; i cristiani sono circa il 10% della popolazione del paese centroasiatico e fanno parte prevalentemente della Chiesa Ortodossa Russa; vi sono poi piccole minoranze buddiste (poco più di 7mila) e una rinascita del tengrismo, l’antica religione sciamanica mongola, mentre è quasi scomparsa (sono rimasti meno di 50) l’antica comunità degli ebrei bukharian, una volta numerosi ma oggi quasi tutti emigrati negli USA o in Israele.
Tra i presenti il console del Kirghizistan di Cagliari (dei 2.500 kirghisi residenti in Italia, la metà vive in Sardegna dove è impiegata nel campo della pastorizia), e diversi rappresentanti della Repubblica dell’Ossezia Meridionale – Stato di Alania.
Alla fine della manifestazione si sono esibiti musicisti kirghisi ed è stata scoperta la statua che rimarrà nel parco a dimostrazione dell’amicizia italo-kirghisa e della fratellanza tra i popoli.




