dí Giuseppe Gagliano –
Ucraina e Romania guardano al sottosuolo del Mar Nero per costruire una nuova sicurezza energetica europea, mentre il continente cerca alternative durature alla dipendenza dal gas russo in un contesto internazionale segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dalla guerra in Ucraina. La trattativa tra Naftogaz e OMV Petrom per lo sviluppo di un giacimento offshore non è soltanto un progetto industriale ma un tassello della nuova geografia energetica del continente. In gioco c’è la possibilità di creare un’alternativa strutturale alle forniture russe che per decenni hanno sostenuto il sistema energetico europeo.
Il Mar Nero, spesso descritto come teatro militare del conflitto russo ucraino, sta emergendo sempre più come uno spazio energetico strategico. È un mare chiuso attraversato da rotte commerciali cruciali e segnato da tensioni militari, rischi di sabotaggio e competizione tra Stati rivieraschi, ma è anche un’area in cui si concentrano molte delle speranze europee di diversificazione energetica. Romania e Turchia hanno già avviato lo sviluppo dei propri giacimenti, mentre l’Ucraina tenta ora di inserirsi in questa partita per non restare ai margini della nuova mappa energetica regionale.
Prima dell’invasione russa del 2022 l’Ucraina era quasi autosufficiente sul piano del gas. I bombardamenti hanno colpito duramente la sua capacità produttiva e oggi Kiev cerca nuove riserve per ricostruire la propria sicurezza energetica. Il gas offshore assume così un valore che va oltre l’economia: rappresenta uno strumento di resilienza nazionale e una leva geopolitica nei rapporti con l’Unione Europea. Le riserve individuate vicino alle acque rumene, già analizzate con dati sismici tridimensionali e bidimensionali, indicano che il progetto poggia su basi tecniche concrete, anche se il suo sviluppo resta legato all’evoluzione della guerra.
In questo scenario la Romania sta assumendo un ruolo centrale nella ridefinizione del sistema energetico dell’Europa orientale. Il progetto Neptun Deep, sviluppato da OMV Petrom insieme a Romgaz, punta a raddoppiare la produzione nazionale di gas e a trasformare Bucarest in un esportatore netto. Una possibile cooperazione con Naftogaz rafforzerebbe ulteriormente questo ruolo, trasformando la Romania in una piattaforma energetica regionale capace di collegare produzione locale, investimenti occidentali e domanda europea.
Il quadro resta però strettamente legato alle questioni di sicurezza. Il Mar Nero è oggi uno spazio strategicamente vulnerabile dove transitano cereali, petrolio, prodotti raffinati e infrastrutture energetiche. La presenza di mine e i rischi di sabotaggio dimostrano che ogni progetto offshore dovrà confrontarsi con un problema di sicurezza permanente. Lo sviluppo dei giacimenti richiederà quindi anche sistemi di protezione navale, sorveglianza tecnologica e cooperazione militare tra Stati e alleanze.
Le infrastrutture energetiche offshore diventano così obiettivi strategici che coinvolgono direttamente la NATO, l’Unione Europea e i Paesi rivieraschi. In un contesto segnato dalla guerra e dalla crescente pressione russa sullo spazio marittimo regionale, la difesa di piattaforme e corridoi energetici entra a pieno titolo nella competizione geopolitica.
Bruxelles nel frattempo mantiene una linea chiara: evitare il ritorno alla dipendenza energetica dalla Russia anche di fronte all’aumento dei prezzi provocato dalle tensioni internazionali. Le dichiarazioni della Commissione europea sottolineano la volontà di impedire che il gas torni a essere uno strumento di pressione politica nelle mani di Mosca. Questa strategia, però, comporta costi significativi perché implica una lunga fase di transizione fatta di investimenti massicci, prezzi più elevati e nuove dipendenze tecnologiche.
All’interno dell’Unione non mancano divergenze. Alcuni governi europei hanno lasciato intendere la possibilità di riconsiderare in futuro le forniture russe, segno delle tensioni tra esigenze economiche immediate e obiettivi strategici di lungo periodo. Bruxelles teme che un ritorno al gas russo a basso costo possa vanificare la svolta energetica avviata dopo il 2022.
In questo contesto la trattativa tra Naftogaz e OMV Petrom assume un significato che va oltre il singolo giacimento. Rappresenta la volontà dell’Europa orientale di trasformarsi da periferia vulnerabile a nuovo centro strategico del sistema energetico continentale. L’Ucraina punta a presentarsi come futuro fornitore e non solo come Paese da ricostruire, mentre la Romania si propone come ponte tra produzione regionale, sicurezza energetica e integrazione europea.
Il Mar Nero si conferma così uno dei laboratori della nuova sovranità energetica europea. Lo sviluppo del gas offshore non riguarda soltanto il valore economico delle risorse ma la capacità dell’Europa di difendere infrastrutture, rotte energetiche e scelte politiche in uno scenario internazionale sempre più competitivo. In questa prospettiva il gas del Mar Nero non è soltanto energia ma anche potere strategico e ridefinizione degli equilibri geopolitici del continente.




