di Alessandro Pompei –

I combattimenti tra ucraini e russi hanno portato alla distruzione nella regione di Kursk di circa 22 chiese, tra cui quella di Krestovozdvizhensky, situata nel villaggio di Cherkasy-Porechnoye. Questo evento rappresenta un duro colpo per il patrimonio culturale e religioso della zona, poiché la chiesa, la cui costruzione risale al 1784, è considerata un monumento architettonico di rilevanza regionale.

L’arciprete Sergiy Klintsov, capo del dipartimento per le relazioni tra la Chiesa e la società della diocesi di Kursk, ha confermato la distruzione del tempio, aggiungendo che non è un caso isolato. Secondo i dati più recenti altri luoghi di culto nella regione sono stati danneggiati o distrutti durante gli attacchi. In particolare il monastero di Gornal Nikolaevsky Belogorsk, noto per la sua importanza spirituale e storica, è stato gravemente colpito.

Tra gli altri edifici religiosi danneggiati figurano la Chiesa della Natività del Santissimo Theotokos, nel villaggio di Guevo, le chiese di San Teodosio Chernihiv nel villaggio di Popov-Lekzha, e quella dell’Intercessione della Madre di Dio nel villaggio di Alekseevka. Anche le chiese di Nikolaev e Pokrovsky, nel monastero di Gornal, hanno subito gravi danni.

In un rapporto diretto al Patriarca Kirill, il metropolita di Kursk e Rylsky, German, ha evidenziato la distruzione della Chiesa-cappella dell’Ascensione nel villaggio di Krasnoktyabrsky, situata nel distretto di Glushkovsky.

Complessivamente circa 22 chiese, incluse due del monastero di Gornal, si trovano in territori attualmente teatro di ostilità o sotto occupazione, con diversi edifici religiosi gravemente danneggiati.

Una delle preoccupazioni più pressanti riguarda la sorte di Hieromonk Simeon (Borukh), abate della Chiesa della Natività della Vergine nel villaggio di Guevo. Attualmente il sacerdote si trova in un territorio temporaneamente occupato dal nemico e non c’è alcun contatto con lui.

Tutti i luoghi di culto colpiti erano obbiettivi civili di città che si trovavano sotto attacco ucraino; date le dimensioni dei villaggi, i quali raramente superano le trenta case (in moltissimi casi anche meno), e l’assenza di obbiettivi strategici, soprattutto nella prima fase del conflitto, c’è un obbiettivo psicologico dietro a questi attacchi mirati ai luoghi di culto, che spesso diventano rifugi per la popolazione civile. Questi eventi non solo rappresentano una perdita culturale significativa, ma sollevano anche serie preoccupazioni per la sicurezza e il futuro delle comunità religiose nella regione.