di Giuseppe Gagliano –

Dopo settimane di sostanziale stallo diplomatico, Stati Uniti, Russia e Ucraina sembrano riaprire alcuni canali di comunicazione. Il 3 settembre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che sono state individuate date preliminari per nuove missioni degli emissari americani a Mosca e Kiev, mentre Vladimir Putin ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di contatti con la parte ucraina, condotti soprattutto attraverso i servizi di intelligence.

Il nuovo movimento diplomatico arriva dopo la visita compiuta a Mosca il 25 agosto dal direttore della CIA John Ratcliffe, che ha incontrato Sergej Naryškin, direttore del Servizio di intelligence estera russo, e, secondo alcune ricostruzioni occidentali, anche Aleksandr Bortnikov, direttore dell’FSB.

Il Cremlino ha confermato l’esistenza dei contatti tra i servizi senza fornire informazioni dettagliate sul contenuto dei colloqui. Il presidente americano Donald Trump ha successivamente cercato di ridimensionare il carattere eccezionale della missione, definendola sostanzialmente parte dei contatti mantenuti tra gli apparati dei due Paesi.

La visita ha tuttavia attirato particolare attenzione perché avvenuta mentre i negoziati sull’Ucraina risultavano bloccati e gli Stati Uniti erano contemporaneamente impegnati nel confronto militare con l’Iran.

Secondo diverse indiscrezioni, Ratcliffe avrebbe discusso con i suoi interlocutori russi della guerra in Ucraina, delle tensioni tra Mosca e la Nato e delle conseguenze dell’impegno militare americano in Medio Oriente. Tra i temi affrontati sarebbe figurata anche la possibilità di rilanciare il negoziato sull’Ucraina.

Una delle ipotesi emerse riguarda un possibile vertice trilaterale tra Trump, Putin e Zelensky. Il direttore della CIA avrebbe cercato di verificare attraverso i vertici dell’intelligence russa se esistessero le condizioni per riaprire il processo negoziale sostenuto da Washington.

Non esiste tuttavia una conferma ufficiale che una proposta di questo tipo sia stata formalmente presentata durante gli incontri di Mosca.

Il Cremlino ha comunque indicato che un eventuale vertice tra i tre presidenti avrebbe senso soltanto dopo il raggiungimento di progressi sostanziali a livello negoziale. Mosca non sembra quindi considerare un incontro al vertice come il punto di partenza della trattativa, ma eventualmente come il momento conclusivo di un’intesa preparata attraverso altri canali.

Sulla missione è intervenuto anche il media russo indipendente Agentstvo, secondo il quale Putin avrebbe inizialmente lasciato spazio nella propria agenda per un possibile incontro con Ratcliffe, rinunciandovi dopo essere stato informato del contenuto dei colloqui.

Secondo questa ricostruzione, basata su una fonte anonima vicina al Cremlino, la leadership russa non avrebbe condiviso la valutazione americana secondo cui il progressivo deterioramento della situazione militare ed economica dovrebbe spingere Mosca a raggiungere rapidamente un accordo.

La versione deve essere considerata con cautela. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha infatti dichiarato che nessun incontro tra Putin e Ratcliffe era stato programmato. È invece confermato che il presidente russo è stato informato dell’esito dei contatti.

A distanza di pochi giorni sono comunque emersi nuovi segnali diplomatici. Zelensky ha annunciato che gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero recarsi nuovamente a Mosca e Kiev nell’ambito del tentativo dell’amministrazione Trump di riattivare il negoziato.

Quasi contemporaneamente Putin ha dichiarato che una possibilità di accordo continua a esistere, ringraziando Stati Uniti e Cina per gli sforzi rivolti alla ricerca di una soluzione. Il presidente russo ha inoltre affermato che Mosca e Kiev dovranno comunque raggiungere direttamente un’intesa.

Particolarmente significativa è stata l’ammissione secondo cui i contatti tra Russia e Ucraina non sarebbero mai stati completamente interrotti e proseguirebbero soprattutto attraverso i rispettivi servizi di intelligence.

La dichiarazione rende ancora più importante il ruolo dei canali riservati, ma non permette di stabilire un rapporto diretto tra la missione di Ratcliffe e le nuove iniziative diplomatiche. Nessuna fonte ufficiale ha confermato che gli incontri del direttore della CIA abbiano determinato le prossime visite americane o modificato la posizione di Putin.

La successione degli eventi mostra tuttavia un passaggio da una fase di sostanziale immobilismo a una ripresa dei contatti: prima il confronto tra i responsabili dell’intelligence, quindi l’annuncio delle nuove missioni americane e infine le dichiarazioni più possibiliste del presidente russo.

I servizi possono svolgere un ruolo particolarmente importante in una fase nella quale i normali canali diplomatici sono fortemente limitati. CIA e SVR possono trasmettere messaggi, verificare le intenzioni dell’altra parte e valutare l’esistenza di margini per un compromesso senza obbligare immediatamente i rispettivi governi ad assumere pubblicamente nuove posizioni.

Questo non significa che sia iniziato un vero processo di pace. Sul terreno la guerra continua, con gli attacchi russi contro l’Ucraina e le operazioni ucraine sempre più in profondità nel territorio russo. Anche il Mar Nero rimane un’area di forte tensione per gli attacchi contro infrastrutture portuali e navigazione.

Mosca accusa Kiev di azioni che renderebbero più difficile qualsiasi trattativa, mentre Zelensky continua a chiedere agli Stati Uniti un coinvolgimento diretto e manifesta forti dubbi sulla reale disponibilità russa a raggiungere un compromesso.

Le prossime missioni di Witkoff e Kushner potrebbero quindi chiarire se i contatti riservati abbiano prodotto uno spazio negoziale concreto. Per il momento non esiste una svolta diplomatica, ma la riapertura dei canali tra Washington, Mosca e Kiev indica che, parallelamente alla guerra, è ripreso almeno il tentativo di verificare le condizioni per tornare al negoziato.