Russia. Droni ucraini su una raffineria Lukoil, danni anche a un oleodotto nel Baltico

Mosca segnala attacchi notturni, mentre crescono le tensioni internazionali legate al prezzo del petrolio.

Red

Nella notte tra sabato e domenica, nuovi attacchi con droni attribuiti all’Ucraina avrebbero colpito infrastrutture energetiche in territorio russo, riaccendendo le tensioni su uno dei fronti più sensibili del conflitto: quello petrolifero.
Secondo fonti diffuse attraverso canali Telegram russi e riprese da media internazionali, tra cui il Kyiv Independent, uno degli obiettivi sarebbe stata una raffineria del gruppo Lukoil situata a Kstovo, nella regione di Nizhny Novgorod. Immagini circolate sui social mostrano alte fiamme e una forte esplosione che ha illuminato il cielo notturno.
Le autorità russe non hanno rilasciato commenti ufficiali sull’episodio, mentre da parte ucraina non sono arrivate rivendicazioni. La struttura industriale colpita, già presa di mira in precedenti operazioni, si trova a circa 800 chilometri dal confine ucraino, segno della crescente capacità di Kiev di colpire in profondità il territorio russo.
Parallelamente Mosca ha confermato un secondo episodio: il danneggiamento di un oleodotto nei pressi del porto di Primorsk, sul Mar Baltico, non lontano dal confine con la Finlandia. Secondo il governatore della regione di Leningrado, Aleksandr Drozdenko, i danni sarebbero stati causati dai detriti di droni intercettati dalle difese antiaeree russe. In totale sarebbero stati abbattuti 19 velivoli senza pilota, senza che si registrassero vittime.
Il porto di Primorsk rappresenta un nodo strategico per l’export energetico russo verso l’Europa e altri mercati. Già nel mese di marzo, un attacco simile aveva provocato un incendio in un serbatoio di carburante, episodio rivendicato da Kiev come parte della propria strategia di colpire infrastrutture chiave.
Gli ultimi sviluppi arrivano in un contesto internazionale sempre più delicato. Secondo dichiarazioni rilasciate da funzionari ucraini, alcuni alleati occidentali avrebbero invitato Kiev a limitare gli attacchi contro raffinerie russe, preoccupati per le ripercussioni sui prezzi globali dell’energia. Le tensioni in Medio Oriente, in particolare il confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran, stanno già contribuendo a una crescita dei costi del petrolio.
“Stiamo ricevendo segnali in tal senso e rispondiamo diplomaticamente”, ha dichiarato il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Kyrylo Budanov, senza indicare quali Paesi abbiano avanzato tali richieste.
Il conflitto, iniziato nel febbraio 2022, continua dunque a espandersi anche sul piano economico ed energetico, coinvolgendo aree geografiche finora considerate secondarie e aumentando il rischio di ulteriori ripercussioni a livello globale.