Russia e popolazione russa possono vincere la guerra solo… perdendola

di Ciro Maddaloni * –

La Russia e la popolazione russa, possono vincere questa guerra solo … perdendola. In un interessante articolo pubblicato da “The Guardian”, lo storico e scrittore americano Timothy Snyder spiega chiaramente e lucidamente come questa guerra ha distrutto l’Ucraina, ma anche come ha arrecato enormi danni anche alla Russia ed al suo popolo. Questi danni enormi potranno essere mitigati solo se la Russia, finalmente, accetterà di aver “perso” questa assurda guerra.
La Russia ha destinato immense risorse ad una guerra che nei piani iniziali avrebbe dovuto risolversi nel giro di pochi giorni o poche settimane. Ma non avevano previsto, evidentemente, non solo la fiera reazione del popolo ucraino, ma anche la compattezza del mondo occidentale a fornire all’Ucraina aiuti militari e sostegno politico nelle sedi istituzionali internazionali.
Anche le voci dissonanti di alcuni leader politici europei sono state immediatamente silenziate dalle decisioni comuni assunte sia in Consiglio Europeo, sia dal Congresso statunitense che su questo argomento non ha visto divergenze tra il fronte Democratico e quello Repubblicano.
I beni degli oligarchi russi sono stati confiscati in quasi tutti i Paesi occidentali, malgrado le proteste e le azioni legali di questi ‘paperoni’. Anche nella formulazione di queste decisioni non si sono viste finora discrepanze significative tra i vari Paesi occidentali.
Il gas russo, sempre più contingentato, ha costretto i Paesi europei a identificare nuove fonti di approvvigionamento ed ha stimolato molti rappresentanti politici di rango a rivalutare la produzione di energia elettrica utilizzando centrali nucleari di nuova generazione.
Queste decisioni assunte in periodo di emergenza, che al momento sembrano incidere poco sulla economia russa che ha beneficiato dell’aumento dei prezzi degli idrocarburi, avranno però un impatto economico importante sulla Russia nel medio e lungo termine, quando i prezzi internazionali tenderanno a ritornare ai livelli pre-crisi e i mercati europei avranno completato la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico, lasciando la Russia senza mercati di sbocco in Europa.
Le merci che la Russia dovrà necessariamente importare per continuare ad assicurare le sue produzioni industriali, come ad esempio i microchip per la produzione di automobili, costeranno sempre di più. Per aggirare le sanzioni poste dai Paesi occidentali, i russi dovranno provvedere all’acquisto dei beni e delle tecnologie di cui hanno bisogno sui mercati paralleli dove, com’è noto, operano solo speculatori senza scrupoli, assetati di denaro, che certamente soffocheranno i russi con prezzi spropositati rispetto al libero mercato.
Infine i poveri cittadini russi, che dovranno ritornare alla miseria totale, con il razionamenti del cibo, del vestiario e tutti quei beni che negli ultimi 20 anni erano stati più o meno resi disponibili a certi consumatori, soprattutto nelle grandi città.
Il fiero popolo russo, lo stesso popolo che ha sempre sostenuto acriticamente Putin, che aveva avuto il merito di portare per alcuni russi un minimo di benessere, sarà adesso fortemente penalizzato e critico per la mancanza di quei beni che in passato erano sconosciuti al larghissimo pubblico dei consumatori, ma che negli ultimi anni erano stati assimilati nell’uso quotidiano.
Il “che fare” di leniniana memoria, che si pongono quei russi che non hanno fatto cortocircuito sulle motivazioni inesistenti avanzate da Putin per scatenare la sua “operazione speciale”, arrivano tutte alla conclusione ovvia che la guerra deve essere fermata immediatamente e che la Russia deve ristabilire un dialogo con i Paesi occidentali e, in particolare, con l’Europa per poter ritornare a partecipare al commercio internazionale e per poter esportare, se possibile, il gas verso l’Europa.
Non sarà facile tornare a negoziare sui tavoli che contano se non si ferma la guerra, se non si ritirano le truppe di occupazione dall’Ucraina e se non si volesse dimostrare la volontà politica di partecipare alla ricostruzione dell’Ucraina.
In questo l’Unione Europea può giocare un ruolo determinante per la risoluzione immediata del conflitto. L’Unione Europea si deve sedere al tavolo con la Russia e offrirle l’accesso all’area di libero scambio europeo, in cambio del ritiro immediato delle truppe russe dall’Ucraina e la cessazione di ogni ostilità. L’Unione Europea dovrà coinvolgere, senza mortificare, la Russia nelle opere di ricostruzione di tutto ciò che è stato distrutto in Ucraina, chiarendo che solo in questo modo la Russia potrà ricucire i rapporti economici con i Paesi occidentali e soprattutto con l’Europa che tanto benessere avevano portato alla Russia e al suo popolo.
Questa pacificazione, ancorché guidata solo dagli interessi economici, al momento appare essere la sola opzione per uscire dal pantano in cui Putin ha cacciato il suo Popolo, l’Ucraina e tutta l’Europa.
Al tavolo negoziale l’Unione Europea dovrà inviare quei leader europei che si sono distinti negli anni per la loro capacità di intrattenere relazioni con la Russia senza mai cedere a compromessi al ribasso. Angela Merkel e Silvio Berlusconi, forse, potrebbero dare consigli a riguardo se l’Unione Europea finalmente deciderà di chiedere il loro parere.

* Esperto di eGovernment internazionale.

Articolo in mediapartnership con il Giornale Diplomatico.