di Giuseppe Gagliano –
La sospensione temporanea della navigazione attraverso il Canale Don-Azov segna una nuova fase della guerra tra Russia e Ucraina, estendendo il confronto alle rotte commerciali del Mar d’Azov. La decisione delle autorità russe, adottata dopo gli attacchi ucraini contro tredici imbarcazioni, tra cui dieci petroliere, dimostra che anche un’area considerata finora relativamente sicura è ormai esposta alle operazioni di Kiev.
Dal 10 luglio le guardie di frontiera russe hanno sospeso l’accettazione delle richieste di transito attraverso lo Stretto di Kerč senza indicare una data per la riapertura. Il collegamento tra il fiume Don e il Mar d’Azov rappresenta un’infrastruttura strategica per i porti delle regioni di Rostov e Krasnodar, da cui transita una quota significativa delle esportazioni russe di grano, settore nel quale Mosca mantiene una posizione di primo piano sui mercati mondiali.
Le ricadute economiche non si sono fatte attendere. Dopo la notizia della chiusura, i contratti europei sul grano sono aumentati fino al 4%, raggiungendo i livelli più elevati delle ultime sei settimane. Se l’interruzione dovesse protrarsi, potrebbero aumentare i costi di trasporto, i premi assicurativi e i ritardi nelle consegne, con possibili ripercussioni sui Paesi del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia che dipendono dalle forniture cerealicole provenienti dal bacino del Mar Nero.
Sul piano militare, Kiev sembra perseguire una strategia di interdizione sempre più ampia, colpendo non solo raffinerie e infrastrutture energetiche, ma anche navi utilizzate per il trasporto di carburanti e merci. L’obiettivo appare quello di costringere Mosca a destinare maggiori risorse alla protezione delle rotte marittime, aumentando il costo logistico e operativo dello sforzo bellico russo.
Per il Cremlino la sospensione della navigazione rappresenta una misura difensiva, ma evidenzia anche la vulnerabilità di un’area che, dopo l’occupazione della Crimea e il controllo delle coste del Mar d’Azov, era stata trasformata in una retrovia strategica per il trasferimento di carburante, materiali militari e prodotti agricoli. La protezione dello Stretto di Kerč, del ponte di Crimea, dei porti e delle navi commerciali richiede ora un impegno crescente di mezzi navali e sistemi di sorveglianza.
Mosca potrebbe rispondere rafforzando la militarizzazione del Mar d’Azov, introducendo corridoi di navigazione controllati, scorte armate ai convogli e intensificando gli attacchi contro le infrastrutture portuali ucraine sul Mar Nero, dalle quali dipende la gran parte delle esportazioni di Kiev.
La vicenda conferma come il grano sia ormai parte integrante del confronto strategico tra i due Paesi. Russia e Ucraina cercano contemporaneamente di proteggere le proprie esportazioni e di compromettere quelle dell’avversario, trasformando le rotte commerciali in un nuovo fronte della guerra. Anche se la chiusura del Canale Don-Azov dovesse rivelarsi temporanea, resta il fatto che il Mar d’Azov è diventato uno dei principali teatri della competizione economica e militare tra Mosca e Kiev.




