di Dario Rivolta * –
Con le dichiarazioni riportate dall’Espresso, il gen. Leonardo Tricarico, già comandante della nostra aeronautica e consigliere militare di due nostri presidenti del Consiglio, ci è andato giù pesante: “… (L’esercitazione Trident Juncture) è un inutile spreco di risorse che non serve assolutamente a nulla…sono scenari ammuffiti, da guerra fredda, che mostrano una situazione di sudditanza verso gli interessi statunitensi, cui aderiscono totalmente i nuovi membri della Nato come la Polonia e i Paesi Baltici, e a cui anche l’Italia deve accodarsi…”. L’alto ufficiale si riferiva ad un’esercitazione militare Nato nel Mediterraneo che per circa un mese,vedrà impiegati 36mila militari, 140 aerei e 60 navi di vari Paesi.
Sinceramente anche a noi sfugge lo scopo di questa manovra che evidentemente niente ha a che vedere con la lotta al terrorismo, situazione che richiede di certo un altro tipo di addestramento ed esercitazioni. A meno che, proprio come suggerisce Tricarico, il suo significato vada visto nel contesto di quella nuova guerra fredda che, sempre di più, sembra essere il vero obiettivo dei nostri alleati americani.
Purtroppo, con tutto l’affetto e la prossimità politica che ci lega agli Usa, è sempre meno comprensibile, per noi veri europei, questa loro fissazione anti-russa quando loro stessi dovrebbero accorgersi che chi sta attentando al loro ruolo nel mondo non è Mosca bensì Pechino. Sono i cinesi infatti, e non i russi, che si stanno espandendo con ogni mezzo in Africa e in Sud America. Sono loro che mettono le mani appena possibile su tutti gli asset strategici europei. Sono loro che puntano, più di chiunque altro, a far venir meno la posizione del dollaro sui mercati mondiali. E sono sempre loro che rivendicano, armi in pugno, acque marine e isolotti notoriamente appartenenti a Stati asiatici alleati degli americani (proprio recentemente hanno affermato di non riconoscere alcuna autorità al Tribunale Arbitrale dell’Aja sollecitato dalle Filippine a pronunciarsi sulla questione). E’ di pochi giorni orsono il primo vero confronto militare tra i due Paesi quando una nave della marina militare statunitense ha volutamente costeggiato gli isolotti contestati sui quali Pechino ha deciso di costruire una propria base aerea (e magari anche altro). La reazione cinese è stata immediata: una diffida e la minaccia che, se la cosa dovesse ripetersi, la reazione non si limiterà a un semplice avvertimento.
Eppure, nonostante le evidenze, gli americani continuano a far di tutto per cercare di umiliare la Russia mentre noi imbelli europei, senza chiederci dove stia il nostro (e il loro) interesse, li assecondiamo come pecoroni. L’ultima notizia è che il Fondo Monetario Internazionale, notoriamente controllato da Washington, sta valutando di cambiare addirittura le proprie “sacre” regole pur di aiutare l’Ucraina e danneggiare Mosca.
Ciò che è stato fatto con la Grecia, e cioè negare l’elargizione di altri prestiti nel caso in cui i governi creditori non accettassero di rinegoziare il debito ellenico, non varrà invece per l’Ucraina. A Kiev, cambiando ad hoc le regole, sarà concessa una nuova tranche dei diciassette miliardi di dollari previsti anche se Mosca non accettasse di rinegoziare i tre miliardi di dollari che l’Ucraina le deve e che sono in scadenza nel mese di novembre. Il problema è che Kiev ha già annunciato che non pagherà quanto dovuto e che Mosca, visto il contenzioso in corso nelle regioni dell’est, non ha certo alcun interesse a fare sconti a chi, tra l’altro, gli ha perfino chiuso del tutto gli spazi aerei sul proprio territorio. La decisione definitiva sarà presa proprio nelle prossime settimane.
Ha un senso oggettivo tutto ciò? Fino a che punto i deboli leader europei accetteranno, senza pretendere spiegazioni o indennizzi, una politica che sta solo penalizzando una gran parte delle nostre aziende e non beneficia nessuno?
E’ vero tuttavia che qualcuno tra i Governi europei non è così cieco e la visita del vice Cancelliere tedesco Sigmar Gabriel a Mosca negli scorsi giorni lo dimostra. Costui non è soltanto il vice della Cancelliera Merkel ma è anche ministro dell’Economia e le sue dichiarazioni durante la visita, in merito alla necessità di superare il sistema delle sanzioni contro la Russia, non sono certo state rilasciate solo per compiacere l’ospite. Tuttavia anche per la forte Germania s’impone una certa prudenza e, considerate le posizioni di Usa e di alcuni Paesi est-europei, probabilmente nulla di nuovo accadrà. Il fatto è che, sanzioni o no, Berlino procederà con il progetto del raddoppio del North Stream, mentre tutto il resto dell’Europa continuerà a subire silenziosamente.
Durante una mia vista negli Stati Uniti di qualche anno fa ebbi un incontro con alcune personalità politiche. Chiesi loro, molto seriamente, se gli Usa preferivano vedere in noi europei dei seguaci (“followers”) o dei partner. Oggi vorrei ripetere la stessa domanda ai nostri leader che s’incontrano a Bruxelles, anche se comincio a dubitare che abbiano il coraggio di rispondere. Comunque, se fosse vero il secondo caso, le decisioni strategiche devono essere condivise e non imposte. Si trattasse invece del primo caso, chi “comanda” si faccia almeno carico di tutte le conseguenze e dei costi, presenti e futuri, che derivano dalle scelte fatte.
* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali.



