di Giuseppe Gagliano

Con l’ultima spedizione partita dallo stabilimento Yamal LNG di Novatek e diretta in Cina, la stagione 2025 della navigazione lungo la rotta del Mare del Nord si è ufficialmente conclusa. Un appuntamento ormai fisso del calendario energetico russo, che quest’anno però offre numeri meno brillanti del passato. Le spedizioni provenienti da Yamal LNG sono diminuite del 18 per cento su base annua, fermandosi a 1,96 milioni di tonnellate. Un calo significativo, soprattutto se confrontato con il ritmo degli ultimi anni, e che conferma le difficoltà di una filiera energetica stretta tra manutenzioni, sanzioni e nuovi equilibri commerciali.

Secondo i dati di Kpler, durante la stagione primavera–estate 2025 sono state inviate all’Asia ventotto partite di GNL attraverso la rotta artica, contro le trentacinque del 2024. La motivazione ufficiale è tecnica: lavori di manutenzione che hanno ridotto il ritmo operativo dell’impianto. È una spiegazione credibile, anche perché Yamal è una struttura che lavora al limite delle sue capacità fin dal giorno dell’inaugurazione.

Ma nel contesto attuale ogni dettaglio tecnico porta con sé implicazioni strategiche. La Russia utilizza le sue infrastrutture artiche come strumento per rafforzare il proprio ruolo di fornitore affidabile in Asia mentre l’Europa, un tempo cliente principale, ha ormai drasticamente ridotto gli acquisti. Ogni variazione nei flussi è dunque osservata con attenzione da Pechino, che ha bisogno del GNL russo per bilanciare i propri approvvigionamenti, e da Washington, che mira invece a impedire a Mosca di consolidare la propria presenza energetica nel Pacifico.

A chiudere la stagione c’è anche la prima vera annata operativa di Arctic LNG-2, il progetto gemello di Yamal e oggi pesantemente colpito dalle sanzioni statunitensi. Nonostante le restrizioni, l’impianto è riuscito a esportare circa ottocentoquarantamila tonnellate verso la Cina. Una quantità modesta rispetto al potenziale dell’infrastruttura, ma comunque sufficiente a mostrare che le sanzioni, pur rallentando, non azzerano la capacità russa di muovere GNL verso l’Est asiatico.

Il freno principale è tecnologico: la Russia deve sostituire componenti occidentali non più disponibili e riorganizzare ingegneria, logistica e assicurazioni. Ma anche qui la linea generale è chiara: il mercato asiatico rimane la priorità, e Pechino continuerà a comprare finché il prezzo russo rimarrà competitivo.

Le spedizioni artiche non dipendono solo dall’efficienza degli impianti. Almeno tre fattori possono determinarne l’andamento:

1. Le condizioni del ghiaccio, decisive per la navigazione dei metanieri rompighiaccio. La stagione 2025 è stata relativamente favorevole, ma la variabilità climatica impone sempre cautela.

2. La redditività della rotta verso l’Ovest, oggi quasi annullata dal crollo delle relazioni energetiche tra Mosca e l’Europa.

3. L’economia dei flussi verso Est, che resta sostenibile finché la domanda asiatica è solida e i costi logistici rimangono sotto controllo.

Gli analisti ritengono che la prossima stagione non sarà molto diversa da questa: volumi ridotti a causa delle manutenzioni e delle sanzioni, ma continuità nei flussi diretti in Cina.

La chiusura della stagione 2025 conferma una tendenza ormai evidente: la Russia considera la rotta del Mare del Nord uno strumento strategico per emancipare le proprie esportazioni dal sistema logistico tradizionale, aggirando choke points, pressioni politiche e congestioni globali. L’Artico diventa così un corridoio privilegiato per avvicinare produttori e consumatori, soprattutto se la Cina, già partner industriale dei progetti Novatek, deciderà di investire ulteriormente nella filiera.

Il calo dei volumi, dunque, non è un segnale di crisi strutturale ma il risultato combinato di circostanze tecniche e pressioni politiche. La direzione generale rimane immutata: Mosca punta a rafforzare il proprio ruolo nel mercato asiatico del GNL, mentre l’Europa si allontana e gli Stati Uniti tentano di frenare l’espansione russa con la leva sanzionatoria.

Per ora, la stagione artica chiude con numeri più bassi ma con un messaggio chiaro: la Russia resta un attore centrale del GNL globale, e la Cina continuerà a esserne il principale sbocco, qualunque sia l’evoluzione della geopolitica.