di Giuseppe Gagliano –
Il Mar Baltico sta diventando uno dei fronti più sensibili della nuova competizione strategica tra Russia e NATO. Secondo l’ultima valutazione dell’intelligence lituana, Mosca starebbe rafforzando e riorganizzando le proprie forze armate lungo i confini dell’Alleanza Atlantica, un processo che potrebbe modificare gli equilibri militari in Europa nei prossimi anni.
Il rapporto diffuso a Vilnius descrive una Russia che, nonostante l’impegno militare in Ucraina, sta accumulando esperienza operativa e ristrutturando la propria industria della difesa. L’obiettivo sarebbe costruire una forza armata più ampia e resiliente rispetto a quella esistente prima dell’invasione del 2022. Se le sanzioni occidentali venissero attenuate o aggirate con maggiore efficacia, Mosca potrebbe ricostituire entro circa sei anni un apparato militare in grado di sostenere un conflitto convenzionale su larga scala con la NATO.
La guerra in Ucraina viene considerata un banco di prova per l’esercito russo, che sta sperimentando l’impiego combinato di artiglieria, droni, guerra elettronica e logistica su scala industriale. Parallelamente il sistema produttivo della difesa è stato riconvertito a un’economia di guerra. Secondo le stime lituane questo processo potrebbe portare alla creazione di un esercito più grande del 30 o 50 per cento rispetto a quello precedente al 2022, con scorte di munizioni ricostituite e maggiore autonomia tecnologica dall’Occidente. Un ruolo rilevante sarebbe svolto anche dal sostegno tecnologico e industriale della Cina, che avrebbe aiutato Mosca a mitigare l’impatto delle sanzioni.
Per Lituania, Lettonia ed Estonia la questione è particolarmente sensibile. I tre Paesi baltici confinano direttamente con Russia e Bielorussia e occupano una posizione geostrategica vulnerabile. La regione è considerata uno dei punti più delicati della sicurezza europea per la presenza degli Stati baltici, membri della NATO ma geograficamente esposti, per la vicinanza dell’enclave russa fortemente militarizzata di Kaliningrad e per il corridoio di Suwalki, lo stretto passaggio tra Polonia e Lituania che rappresenta l’unico collegamento terrestre diretto tra i Baltici e il resto dell’Alleanza.
Negli ultimi anni la tensione nella regione si è manifestata anche attraverso episodi che hanno coinvolto infrastrutture energetiche e di telecomunicazione sottomarine. Dal 2023 diversi gasdotti, cavi elettrici e collegamenti in fibra ottica sono stati danneggiati, alimentando sospetti di possibili operazioni di sabotaggio. Secondo l’intelligence lituana molti casi potrebbero tuttavia essere accidentali. In alcune indagini sono emersi collegamenti con navi commerciali partite da porti russi o asiatici. Tra gli episodi più discussi c’è il danneggiamento del gasdotto tra Estonia e Finlandia, attribuito dalle autorità finlandesi all’ancora di una nave portacontainer cinese, anche se non è stato stabilito se si sia trattato di un incidente o di un atto deliberato.
Questo scenario riflette la crescente importanza delle operazioni ibride, azioni difficili da attribuire con certezza e progettate per restare al di sotto della soglia del conflitto aperto. Di fronte a queste incertezze i Paesi dell’Europa settentrionale stanno accelerando i preparativi per possibili crisi militari. Dieci Stati nordici e baltici stanno pianificando evacuazioni civili coordinate oltre confine, traendo insegnamento dall’esperienza dell’Ucraina, dove la guerra ha provocato il più grande esodo di popolazione in Europa dalla Seconda guerra mondiale. I piani prevedono corridoi di evacuazione, sistemi comuni di registrazione dei rifugiati e procedure di protezione per le categorie più vulnerabili.
Nel frattempo l’intero arco settentrionale dell’Europa sta rafforzando la propria postura di deterrenza. Germania, Polonia, Paesi baltici e nazioni nordiche hanno intensificato la cooperazione militare e la presenza delle forze NATO. L’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza ha ulteriormente cambiato la geografia strategica del Baltico, oggi quasi completamente circondato da Paesi membri.
In questo contesto la Russia punta a ricostruire il proprio potenziale militare per evitare di trovarsi in una posizione strategica sfavorevole. La guerra in Ucraina non appare quindi solo come un conflitto regionale, ma come il laboratorio di un nuovo equilibrio di potenza in Europa. E il Baltico potrebbe diventare uno dei luoghi in cui questo equilibrio verrà messo alla prova nei prossimi anni.




