di Giuseppe Gagliano –
Nelle grandi manovre del mondo multipolare, i protagonisti non sono soltanto capi di Stato e ministri. A volte a muovere i fili sono figure che appartengono al passato più opaco della Guerra Fredda. È il caso di Andrei Bezrukov, un nome quasi sconosciuto al pubblico fino al 2010, quando fu arrestato negli Stati Uniti come agente sotto copertura del vecchio servizio segreto russo. All’epoca sembrava la fine di una carriera clandestina iniziata alla fine degli anni Settanta e condivisa con la moglie Elena Vavilova. Una coppia che, per due decenni, aveva attraversato Canada, Francia e infine gli Stati Uniti nascondendosi dietro identità false.
Quando l’ufficio federale statunitense mise fine alla loro missione, sembrava l’ultimo capitolo di una storia da romanzo. E invece no. Rimpatriati a Mosca dopo lo scambio di prigionieri più importante dagli anni Novanta, i due ricevettero onorificenze di Stato e vennero immediatamente reintegrati nel sistema politico ed economico russo. Bezrukov trovò spazio come consigliere di una delle maggiori società energetiche russe e come docente nel principale istituto diplomatico del Paese. Una carriera pubblica costruita sulle competenze maturate nella clandestinità: capire il mondo, costruire reti, influenzare gli altri.
È con questo bagaglio che Bezrukov è riapparso nel giugno 2025 al grande forum economico di San Pietroburgo, il principale evento russo dedicato alla proiezione internazionale del Cremlino. Un raduno enorme, quasi 20mila delegati da oltre cento Paesi, dove la Russia ha voluto mostrare al mondo di non essere isolata nonostante la guerra e le sanzioni.
Secondo ricostruzioni di stampa, l’ex agente avrebbe avuto un compito preciso: intessere relazioni con i rappresentanti del settore tecnologico indiano. Una missione che va ben oltre il semplice ruolo di consulente. L’India è oggi la più importante potenza tra quelle considerate “amiche” da Mosca. Un partner che non condanna apertamente la politica russa, compra energia a prezzi favorevoli, dialoga con tutti e mantiene una posizione indipendente sia verso l’Occidente sia verso la Cina.
Per il Cremlino aprire un varco nel sistema tecnologico indiano significa aggirare le restrizioni occidentali, trovare capitali e competenze, assicurarsi linee di rifornimento alternative e ridurre la vulnerabilità di un’economia messa alla prova dalla guerra. In questa prospettiva Bezrukov non è solo un ex spia: è un emissario politico incaricato di sondare opportunità nel settore più strategico del nostro tempo.
La presenza di Bezrukov al forum non è un dettaglio pittoresco, ma un indizio della strategia russa. Il Cremlino sa che la pressione economica delle sanzioni, unita ai costi del conflitto, rischia di trascinare il Paese verso una fase recessiva. Per evitarlo, Mosca sta tentando di ricostruire il proprio spazio economico all’esterno del perimetro occidentale. Cerca nuovi acquirenti per l’energia, nuovi mercati per i prodotti industriali, nuovi investimenti per mantenere viva l’innovazione. È una corsa contro il tempo.
In questo quadro l’India rappresenta un potenziale ancora in gran parte inesplorato. Non solo per l’acquisto di idrocarburi o per l’interesse verso le tecnologie avanzate, ma per una più ampia strategia logistica: quella del grande corridoio di trasporto che collega Russia, Asia centrale, Medio Oriente e India.
Il corridoio internazionale nord–sud, nato quasi quindici anni fa, punta a creare un sistema integrato di rotte commerciali tra Russia e India attraversando regioni decisive. È un progetto che, se pienamente realizzato, riduce i tempi di trasporto, rafforza le cooperazioni energetiche e crea un’area economica alternativa a quella dominata dall’Occidente. Per Mosca è la struttura logistica su cui poggia la possibilità di sfuggire alla trappola delle sanzioni. Per Nuova Delhi è un modo per ampliare le proprie vie di accesso al mercato eurasiatico senza passare da Paesi rivali.
Ecco perché la missione di Bezrukov va letta come un tassello di una strategia più ampia: mantenere viva la rete di Paesi disposti a collaborare con la Russia in un mondo multipolare, costruire accordi economici capaci di superare la guerra in Ucraina e dimostrare che l’isolamento proclamato dall’Occidente è, almeno in parte, aggirabile.
Alla fine resta una domanda: perché proprio un ex agente sotto copertura? Perché le competenze maturate nella clandestinità, costruire fiducia, leggere i contesti, capire gli interlocutori, sono preziose quanto quelle economiche. E perché l’economia, nel mondo di oggi, è diventata un campo di battaglia tanto quanto la politica. L’uso di figure come Bezrukov mostra come Mosca consideri la sfida economica una guerra non dichiarata da combattere con tutti gli strumenti disponibili.
In questo incrocio tra passato e presente, tra geopolitica e geoeconomia, tra diplomazia ufficiale e reti parallele, la Russia tenta di ridefinire il proprio posto nel mondo. E lo fa affidandosi a uomini che conoscono meglio di chiunque altro l’arte di muoversi nell’ombra.












