di Giuseppe Gagliano –

La Russia ha avviato importazioni di benzina dall’India per far fronte alle difficoltà create dagli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture energetiche. Secondo fonti del settore citate da Reuters, almeno 60.000 tonnellate di carburante sono state spedite via mare verso porti russi, segnando un fatto insolito per uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio.

Le forniture, trasportate da due petroliere con carichi compresi tra 30.000 e 40.000 tonnellate, rappresentano solo una quota limitata rispetto al fabbisogno estivo della Russia, che supera le 100.000 tonnellate di benzina al giorno. L’operazione ha quindi soprattutto un valore contingente e mira ad attenuare le carenze provocate dalla riduzione della capacità di raffinazione.

Gli attacchi condotti dall’Ucraina contro raffinerie, depositi e infrastrutture logistiche hanno progressivamente aumentato la pressione sul sistema energetico russo, costringendo Mosca a riorganizzare gli approvvigionamenti interni. Le difficoltà si sono tradotte in tensioni sul mercato, aumenti dei prezzi e problemi nella distribuzione del carburante in diverse aree del Paese.

L’India conferma così il proprio ruolo di partner economico strategico della Russia. Negli ultimi anni Nuova Delhi ha incrementato gli acquisti di greggio russo, raffinando parte del petrolio importato e rivendendo successivamente prodotti petroliferi sui mercati internazionali. In questo caso, una parte della produzione raffinata è destinata direttamente al mercato russo.

Anche la Bielorussia continua a sostenere Mosca sul piano logistico. Nelle ultime settimane Minsk avrebbe aumentato sensibilmente le forniture ferroviarie di benzina verso la Federazione Russa, contribuendo ad alleviare temporaneamente le difficoltà di approvvigionamento.

Sul piano economico, la riduzione della capacità di raffinazione rischia di alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche e di complicare la distribuzione dei carburanti in un Paese caratterizzato da enormi distanze geografiche. Pur disponendo di abbondanti risorse petrolifere, la Russia resta infatti dipendente dal funzionamento delle proprie infrastrutture di trasformazione e trasporto.

La vicenda evidenzia come il conflitto abbia ormai assunto una dimensione che va oltre il campo di battaglia. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche mirano infatti a colpire la capacità industriale e logistica del Paese, costringendo Mosca a destinare maggiori risorse alla protezione degli impianti e alla ricerca di forniture alternative.

L’importazione di benzina non rappresenta un’emergenza strutturale per la Russia, ma conferma come la guerra abbia reso più vulnerabile anche un settore tradizionalmente considerato uno dei principali punti di forza dell’economia russa.