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L’ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica Italiana ha reso noto l’intervento di Maria Zakharova, rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri della Federazione Russa, in cui ricorda il 100mo anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche russo-italiane, che ricorre il 7 febbraio prossimo. Un briefing critico e talvolta provocatorio, ma al tempo stesso speranzoso che l’Italia receda dalla sua posizione anti-russa.

Nel suo intervento Zakharova afferma che “Vorrei ricordare che le relazioni russo-italiane tradizionalmente sono state caratterizzate (ahimè, purtroppo, dobbiamo parlare al passato) da una storia secolare, da un patrimonio culturale e spirituale comune di straordinaria ricchezza, da un’esperienza di cooperazione di successo in vari ambiti e da un capitale di fiducia reciproca costruito nel corso dei decenni. Tali relazioni si basavano sui principi fondamentali formulati nel Trattato di amicizia e cooperazione tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana del 14 ottobre 1994 e nel Piano d’azione per le relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana del 10 febbraio 1998.

Fino a poco tempo fa l’Italia era in Europa uno dei partner più importanti del nostro Paese. La sua politica nei confronti della Russia si è sempre distinta per un approccio solitamente equilibrato e non conflittuale. I leader dei nostri Paesi hanno mantenuto un ricco dialogo politico ad alto e altissimo livello. In situazioni difficili, Russia e Italia hanno sempre cercato di darsi reciprocamente una mano, così come è avvenuto nel 2020, quando il nostro Paese è stato uno dei primi a inviare massicci aiuti al Belpaese per combattere l’infezione da coronavirus. All’epoca, l’Italia stava soffocando, nel senso letterale del termine, per il COVID-19. I partner della NATO la deridevano, mentre giornalisti e personaggi pubblici italiani registravano e giravano video per chiedergli di comprendere il loro dolore e la tragedia del Paese. I partner allora schernivano gli italiani mentre noi abbiamo inviato il nostro aiuto. Nell’interesse fondamentale dei nostri popoli. È quindi ancora più doloroso il fatto che, dopo il lancio dell’operazione militare speciale del 24 febbraio 2022, l’Italia, seguendo ubbidiente i comuni approcci di UE e NATO, ma di fatto su ordine di Washington, abbia scelto una linea di scontro duro con il nostro Paese. Roma ha aderito incondizionatamente a tutti i vincoli sanzionatori antirussi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, garantisce un sostegno sistemico al regime neonazista di Kiev, fornendo direttamente armi pesanti e letali, inviando ingenti aiuti tecnico-militari e finanziari, e condividendo totalmente la folle idea (così come è stata formulata) della ‘sconfitta strategica’ della Russia e del suo esaurimento economico. Ora riformulata in ‘non si può consentire che vincano’.

Sorprendentemente, ne vanno orgogliosi, e non lo nascondono. L’altro giorno è stata pubblicata un’intervista del ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, il quale ha dichiarato che in termini di estensione, livello e volume dell’assistenza fornita al regime di Kyïv, gli italiani non sono solo tra i primi cinque, ma sono letteralmente nelle prime posizioni, quasi al secondo posto. L’ha detto davvero? Perché? Questo dato non emerge dai numeri pubblicati all’interno della NATO e disponibili al pubblico. Anche in base a quei dati, l’Italia non sembra essere nelle prime posizioni. A quanto pare, vogliono adulare, dimostrare a Washington (e non so a chi altro) che hanno qualcosa di cui andare orgogliosi nel massacro di cittadini europei. Sono persino disposti a fare una così orrenda e terrificante confessione pubblica. A quanto pare, loro stessi non si rendono conto di ciò che dicono.

Per colpa della parte italiana, sono stati congelati quasi tutti i settori della cooperazione bilaterale e l’attività dei meccanismi istituzionali consolidati è stata completamente sospesa.

Tuttavia, siamo convinti che nessuno possa distruggere senza lasciare traccia, cancellare o “riprogrammare” le solide fondamenta delle relazioni russo-italiane, che si basano sul mutuo interesse e sulla simpatia reciproca dei popoli.

Vediamo come, sotto l’influenza dell”occidente collettivo’, anche le autorità italiane impongano alla loro società civile come costruire le relazioni con i cittadini del nostro Paese, con i nostri connazionali, come sviluppare progetti culturali e umanitari. Impongono letteralmente, gli legano le mani, vietano loro di organizzare mostre, presentazioni, ricevimenti, ecc. Non so in base a quale articolo della Costituzione italiana questo sia possibile, ma lo fanno.

Siamo fermamente convinti che l’abbandono della politica antirussa da parte dell’Italia e il graduale ripristino di una cooperazione pragmatica e reciprocamente rispettosa siano nel nostro comune interesse. Non dubitiamo che il popolo italiano, con la sua connaturata saggezza, lungimiranza e buon senso, prima o poi si renderà conto della natura controproducente dell’attuale politica distruttiva antirussa, che non mira a costruire, bensì a demolire”, ha concluso Maria Zakharova.

Articolo in mediapartnership con Giornale Diplomatico.