di Giuseppe Gagliano –
La Russia sta rafforzando la preparazione militare degli studenti attraverso programmi scolastici obbligatori, attività pratiche, organizzazioni giovanili e corsi nei quali trovano spazio anche le esperienze maturate nella guerra in Ucraina. L’obiettivo non è trasformare gli adolescenti in soldati, ma avvicinare progressivamente scuola, formazione tecnica e preparazione al servizio militare.
La materia «Fondamenti della sicurezza e della difesa della Patria» viene insegnata dall’ottavo all’undicesimo anno e può essere introdotta, su decisione degli istituti, già a partire dal quinto. Nel programma trovano spazio preparazione militare iniziale e sicurezza civile, con una maggiore concentrazione degli argomenti militari nell’ottavo e nel decimo anno.
Gli studenti affrontano la struttura delle Forze armate, l’organizzazione delle unità, le caratteristiche delle armi leggere, il riconoscimento di mine e ordigni, il primo soccorso e le modalità di comportamento in un’area di combattimento. Negli anni successivi vengono introdotti regolamenti militari, gerarchie, disciplina, orientamento, sopravvivenza e preparazione al servizio.
Il decimo anno contiene alcuni degli elementi più direttamente collegati alla guerra contemporanea. Il programma comprende tattica, funzionamento dei Kalashnikov AK 74 e AK 12, comunicazioni radio, fortificazioni, protezione nucleare, biologica e chimica, sistemi robotici e velivoli senza pilota.
Proprio questi ultimi rappresentano uno degli aspetti nei quali risulta maggiormente evidente l’influenza del conflitto ucraino. L’impiego massiccio di sistemi senza pilota per ricognizione, osservazione, attacco e sorveglianza ha aumentato la richiesta di operatori, tecnici, programmatori e specialisti delle telecomunicazioni.
La scuola non può formare in poche ore personale pronto al combattimento, ma può fornire una prima familiarizzazione con pilotaggio, navigazione, trasmissione delle immagini e funzionamento dei sistemi. Può inoltre permettere di individuare gli studenti maggiormente interessati a elettronica, robotica e telecomunicazioni, indirizzandoli successivamente verso istituti tecnici, accademie militari o industria della difesa.
Alla formazione teorica si aggiungono attività pratiche. Per gli studenti dell’ottavo anno sono previste 17 ore distribuite su tre giorni, mentre nel decimo anno l’addestramento raggiunge 35 ore in cinque giorni. Le attività possono comprendere esercitazioni tattiche, primo soccorso, elementi del genio militare e comportamento in ambienti contaminati.
Anche le attrezzature previste per gli istituti mostrano l’indirizzo assunto dal programma. Per le scuole nuove o rinnovate sono indicati simulatori elettronici di tiro, riproduzioni di armi, apparati radio, binocoli, strumenti per la visione notturna, dispositivi di protezione, rilevatori di radiazioni e materiale sanitario.
Per la formazione sui velivoli senza pilota sono previsti apparecchi didattici, simulatori, strumenti per il pilotaggio in prima persona e sistemi destinati alla progettazione e all’assemblaggio. La disponibilità effettiva delle attrezzature può tuttavia variare considerevolmente tra le grandi città e le regioni periferiche.
La preparazione militare prosegue anche fuori dalle aule. Un ruolo importante è svolto dalla Yunarmiya, l’«Esercito giovanile», organizzazione collegata al ministero della Difesa che dichiara oltre due milioni di aderenti. Le attività comprendono tiro, topografia, primo soccorso, telecomunicazioni, sistemi senza pilota ed esercitazioni sul terreno.
A questa rete si aggiungono i programmi per cadetti e competizioni come «Zarnitsa 2.0», nelle quali i partecipanti assumono ruoli differenti all’interno delle squadre, dal comandante all’addetto alle comunicazioni, dal geniere al soccorritore e all’operatore di velivoli senza pilota.
Un altro elemento è rappresentato dai centri di preparazione militare e patriottica nei quali vengono organizzati corsi per adolescenti con la partecipazione anche di militari e reduci della guerra in Ucraina.
L’impiego dei veterani assume una funzione che va oltre l’insegnamento delle competenze pratiche. La presenza nelle scuole e nei programmi giovanili permette infatti di trasferire direttamente agli studenti esperienze e interpretazioni del conflitto, contribuendo contemporaneamente a rafforzare il prestigio sociale attribuito al servizio nelle Forze armate.
Non bisogna tuttavia confondere questa familiarizzazione con un vero addestramento militare. Le attività scolastiche non possono sostituire la formazione necessaria per operare all’interno di un reparto combattente. Il loro valore per lo Stato russo consiste soprattutto nel ridurre la distanza culturale e tecnica tra la società civile e le Forze armate.
La militarizzazione dell’istruzione si inserisce così in una strategia più ampia attraverso la quale Mosca prepara le nuove generazioni a un confronto internazionale considerato destinato a durare. Rispetto al modello sovietico sono differenti l’ideologia e il contesto politico, ma rimane il principio secondo cui l’educazione dei giovani viene considerata anche uno strumento della sicurezza nazionale.
La scuola russa non prepara quindi milioni di adolescenti a essere immediatamente inviati al fronte. Costruisce piuttosto un sistema nel quale disciplina militare, difesa dello Stato, competenze tecnologiche e possibilità del servizio armato diventano progressivamente elementi ordinari della formazione del cittadino.




