di Enrico Oliari –
Le fonti russe hanno riportato dettagli circa l’attacco con droni contro la residenza del presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod, il quale sarebbe stato sventato nella serata di domenica dalle difese russe. A riferirlo è stato, nel corso di un briefing, Alexander Romanenkov, capo delle truppe antiaeree delle Forze Aerospaziali russe.
Secondo la ricostruzione fornita da Mosca l’operazione, attribuita all’Ucraina a poche ore dall’incontro di Volodymyr Zelensky con Donald Trump a Mar-a-Lago Kiev, avrebbe coinvolto 91 droni a lungo raggio, decollati dalle regioni ucraine di Sumy e Chernihiv. L’attacco sarebbe stato individuato intorno alle 19:20 del 28 dicembre, dando avvio a una lunga fase di contrasto durata oltre dodici ore, dalle 20:27 di domenica alle 08:30 di lunedì.
Le forze russe sostengono che l’azione sia stata condotta su più direttrici, con un impianto definito “mirato, accuratamente pianificato e scaglionato”. Tutti i velivoli senza pilota sarebbero stati abbattuti prima di raggiungere gli obiettivi: 49 sopra la regione di Bryansk, 1 sopra Smolensk e 41 nello spazio aereo della regione di Novgorod.
Le autorità militari assicurano che non si registrano feriti né danni a terra. In particolare è stato sottolineato che la residenza presidenziale non ha subito alcun danno. Alla neutralizzazione dell’attacco avrebbero contribuito sistemi di difesa antiaerea, mezzi di guerra elettronica e gruppi di fuoco mobili, impiegati in modo coordinato.
Da Kiev, al momento, non sono giunte conferme ufficiali sulla dinamica o sulla responsabilità dell’operazione. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente intensità delle azioni aeree a distanza, che negli ultimi mesi hanno ampliato il raggio geografico del confronto tra Ucraina e Russia.




