di Guido Keller –
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov rilancia il ruolo strategico di Mosca nell’Artico, indicando Cina e India come principali partner per lo sviluppo della regione e accusando allo stesso tempo la NATO di trasformare l’Estremo Nord in un nuovo spazio di confronto militare.
Le posizioni sono contenute nell’articolo “La cooperazione internazionale nell’Artico: sfide e opportunità”, pubblicato il 31 agosto sul portale Arctic.ru, nel quale il capo della diplomazia russa delinea le priorità di Mosca per una regione destinata ad assumere un peso crescente sotto il profilo economico, commerciale e strategico.
Lavrov richiama i “Fondamenti della politica statale della Russia nell’Artico per il periodo fino al 2035”, approvati dal presidente Vladimir Putin, che prevedono il miglioramento delle condizioni di vita nelle regioni artiche russe, lo sviluppo economico dei territori, la protezione dell’ambiente e il rafforzamento della cooperazione internazionale. Sul piano diplomatico, le linee guida fanno riferimento anche al Concetto di politica estera adottato da Mosca il 31 marzo 2023.
Secondo Lavrov, l’obiettivo della Russia rimane quello di preservare l’Artico come area di pace e stabilità, riducendo al tempo stesso le minacce alla sicurezza nazionale e creando condizioni favorevoli allo sviluppo socioeconomico del Paese. Mosca, sostiene il ministro, resta aperta alla collaborazione con gli Stati disposti ad adottare un “approccio costruttivo”.
Un ruolo particolare viene attribuito ai rapporti con Cina e India, indicate come i Paesi con i quali la Russia ha sviluppato una più stretta cooperazione nelle regioni artiche. Lavrov individua inoltre possibilità di collaborazione con altri membri dei BRICS, tra cui Brasile, Indonesia e Iran, oltre che con la Bielorussia e gli altri partner della Comunità degli Stati Indipendenti.
La parte più politica dell’intervento riguarda però il deterioramento dei rapporti con i Paesi occidentali. Per Lavrov, preservare l’Artico come zona di pace e cooperazione sarebbe nell’interesse dell’intera comunità internazionale, ma la NATO starebbe procedendo nella direzione opposta attraverso il rafforzamento della propria presenza militare e l’aumento delle esercitazioni nella regione.
Il ministro russo cita in particolare l’operazione “Arctic Sentry”, avviata dalla NATO nel febbraio 2026, sostenendo che l’iniziativa e le esercitazioni militari condotte nell’Estremo Nord rappresentino una minaccia diretta alla sicurezza della Federazione Russa. Secondo la lettura di Mosca, l’obiettivo occidentale sarebbe quello di trasformare progressivamente l’Artico in un nuovo fronte della contrapposizione con la Russia.
Lavrov attribuisce inoltre ai Paesi occidentali la responsabilità della paralisi di diversi meccanismi multilaterali che in passato avevano consentito la cooperazione nella regione. Il Consiglio Artico rimane, secondo il ministro, l’unico formato intergovernativo ancora operativo. Mosca si dichiara disponibile a ripristinarne pienamente le attività, purché ciò avvenga sulla base del rispetto reciproco degli interessi delle parti.
Guardando al futuro, Lavrov ribadisce che la Russia intende mantenere il proprio ruolo di grande potenza artica e considera la regione sempre più importante per la sicurezza e gli interessi nazionali. Particolare attenzione viene riservata anche agli spazi marittimi e alle opportunità economiche legate all’apertura e allo sviluppo delle rotte settentrionali.
Mosca sostiene che le acque artiche siano parte integrante dell’Oceano mondiale e che debbano essere disciplinate dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, che attribuisce specifici diritti e obblighi agli Stati costieri.
La strategia delineata da Lavrov punta quindi a combinare sviluppo economico, sicurezza nazionale e apertura verso nuovi partner internazionali. Con il deterioramento dei rapporti con l’Occidente, la Russia guarda soprattutto verso Asia, BRICS e spazio eurasiatico, inserendo l’Artico in una concezione più ampia di sicurezza e cooperazione continentale. Per Mosca, la regione non rappresenta più soltanto una frontiera settentrionale, ma uno degli snodi strategici destinati a incidere sugli equilibri geopolitici ed economici dei prossimi decenni.




