di Enrico Oliari

Un nuovo progetto di legge presentato alla Duma di Stato russa punta a introdurre la fecondazione assistita gratuita per le mogli e le vedove dei veterani coinvolti nel conflitto in Ucraina. L’iniziativa nasce dalle richieste avanzate dalle famiglie dei militari e mira a fornire un sostegno concreto a chi ha subito le conseguenze dirette della guerra.

Il disegno di legge prevede l’inclusione delle tecnologie di riproduzione assistita (IVF) nel programma di garanzie statali destinato ai veterani e ai loro coniugi. In particolare, le vedove dei militari potranno accedere gratuitamente alle procedure anche dopo la morte del marito, a condizione che esista materiale biologico precedentemente crioconservato e che il soldato abbia espresso in vita il proprio consenso notarile all’utilizzo.

Uno degli aspetti centrali della proposta riguarda il riconoscimento legale della paternità. Le modifiche previste al Codice di Famiglia e alla legge sugli atti di stato civile consentirebbero infatti di attribuire ufficialmente la paternità anche ai figli nati oltre 300 giorni dalla morte del padre. Il consenso notarile rilasciato in vita dal militare permetterebbe la registrazione del genitore nei documenti ufficiali.

Dal punto di vista economico, il provvedimento stabilisce che sarà lo Stato a farsi carico delle spese più onerose, in particolare quelle legate alle procedure mediche di fecondazione assistita, spesso molto costose.

L’iniziativa legislativa è stata promossa dal partito di governo “Russia Unita”, che sostiene la necessità di ampliare le misure di supporto sociale per i veterani e le loro famiglie. Il progetto è ora all’esame del Parlamento e potrebbe aprire un nuovo fronte nel dibattito su diritti familiari, bioetica e politiche demografiche nel Paese.

Se approvata, la legge rappresenterebbe un passo significativo nel riconoscimento delle esigenze delle famiglie colpite dal conflitto, introducendo allo stesso tempo questioni giuridiche e morali destinate a suscitare un ampio confronto pubblico.