di Guido Keller –
L’economia russa mostra segnali di rallentamento e, per la prima volta dopo mesi, arriva un’ammissione diretta dal Cremlino. Il presidente Vladimir Putin ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di criticità, evidenziando un calo del prodotto interno lordo.
Secondo quanto dichiarato dal leader russo, il PIL della Russia è diminuito per due mesi consecutivi, registrando una contrazione complessiva dell’1,8%. Un dato che conferma le difficoltà già intraviste dagli analisti internazionali nelle ultime settimane.
A pesare sull’andamento economico sono soprattutto alcuni settori chiave. In particolare, risultano in flessione il comparto manifatturiero e l’intera produzione industriale, tradizionalmente pilastri della struttura economica del Paese. Ma a destare maggiore preoccupazione è la crisi del settore delle costruzioni, definito “sistemicamente importante” dallo stesso Putin.
Il rallentamento arriva in un contesto già complesso, segnato dalle sanzioni internazionali, dalla riduzione degli investimenti esteri e da una crescente pressione sui conti pubblici. Nonostante negli ultimi anni Mosca abbia cercato di rafforzare la propria autonomia economica, puntando su produzione interna e nuovi partner commerciali, i dati attuali suggeriscono che tali strategie faticano a compensare le difficoltà strutturali.
Resta ora da capire quali misure adotterà il governo per invertire la tendenza. Tra le opzioni sul tavolo ci sarebbero nuovi stimoli fiscali, interventi a sostegno dell’industria e investimenti mirati nelle infrastrutture. Tuttavia, secondo diversi osservatori, la ripresa potrebbe richiedere tempi più lunghi del previsto.
L’ammissione di Putin rappresenta in ogni caso un segnale significativo: il riconoscimento pubblico delle difficoltà economiche indica che la fase di rallentamento è ormai evidente anche ai vertici del potere russo.












