Russia. Shoigu in Egitto per la partita del Mediterraneo

di Giuseppe Gagliano –

Il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Sergei Shoigu, si è recato al Cairo dove ha confermato il riavvicinamento strutturale tra Russia ed Egitto. L’incontro con il presidente Abdel Fatah al-Sisi, accompagnato dai vertici dell’intelligence e del governo, non si è limitato a un esercizio di protocollo: ha rappresentato il rilancio concreto di un’alleanza che affonda le radici nell’epoca sovietica e che oggi si riconfigura nel quadro di un Medio Oriente sempre più frammentato. Mosca mira a consolidare la propria influenza nel Mediterraneo e nel Mar Rosso, mentre Il Cairo cerca di bilanciare la pressione americana e la crisi regionale attraverso una cooperazione multilivello.
Al centro dei colloqui vi è stato il conflitto a Gaza. Al-Sisi ha ribadito la necessità di mantenere il cessate-il-fuoco e garantire l’ingresso degli aiuti umanitari, sostenendo con forza la soluzione dei due Stati. L’Egitto, insieme a Turchia e Qatar, resta uno dei mediatori chiave tra Hamas e Israele, e punta a organizzare una conferenza internazionale per la ricostruzione del territorio devastato, stimata in oltre 70 miliardi di dollari. Shoigu, da parte sua, ha elogiato il ruolo stabilizzatore del Cairo e si è impegnato a coordinare gli sforzi diplomatici, in un contesto dove la Russia intende proporsi come alternativa credibile all’egemonia americana nei negoziati di pace.
L’incontro ha ribadito il carattere strategico della cooperazione tecnico-militare russo-egiziana. Oltre alla fornitura di armamenti e addestramento, il dossier include progetti di lungo periodo come la centrale nucleare di El-Dabaa e la zona industriale russa nel Canale di Suez, piattaforme che combinano tecnologia, energia e presenza economica russa nel Mediterraneo. Queste infrastrutture rappresentano la volontà del Cairo di attrarre investimenti non occidentali e diversificare le proprie dipendenze economiche, mentre Mosca, esclusa dai mercati europei, trova in Egitto un alleato affidabile e una base logistica di peso.
Le discussioni hanno toccato anche la crisi sudanese, dove le Forze di supporto rapido (RSF) hanno preso il controllo di el-Fasher. Egitto e Russia condividono la preoccupazione per la frammentazione del Paese e per l’espansione di entità paramilitari sostenute da attori esterni. Entrambe le capitali insistono sul rispetto dell’integrità territoriale del Sudan e su un cessate il fuoco verificabile. Per Mosca, la stabilità del Sudan è fondamentale al mantenimento della sua influenza nel Mar Rosso e nelle rotte commerciali africane; per Il Cairo, è una questione di sicurezza diretta lungo i confini meridionali e di controllo dei flussi migratori.
Con questa visita, l’Egitto conferma la sua strategia di “equilibrio attivo”: dialogare con Washington, ma senza rinunciare a Mosca; accogliere investimenti cinesi, ma mantenere il ruolo di interlocutore privilegiato nel Mediterraneo. L’asse con la Russia, oggi, non è ideologico ma funzionale: difendere gli interessi energetici e militari del Paese in un momento di forte pressione economica interna e di instabilità regionale. In questo senso, Shoigu e al-Sisi condividono un approccio simile: ordine, sicurezza e controllo prima di tutto, anche a costo di sacrificare le istanze democratiche.
Nel quadro più ampio, l’intesa tra Egitto e Russia conferma la tendenza a una progressiva “eurasizzazione” del Mediterraneo. Le grandi potenze regionali non cercano più di integrarsi in blocchi occidentali o orientali, ma di muoversi tra essi, sfruttandone la competizione. Il Cairo, tornato ad essere centro di gravità politica, mira a trasformare la crisi di Gaza e le guerre africane in opportunità negoziali. E Mosca, isolata dall’Occidente, trova in al-Sisi un alleato disposto a tradurre il linguaggio della sicurezza in quello del potere economico.