di Guido Keller —

Una possibile svolta nella crisi ucraina potrebbe arrivare nel giro di poche settimane. È quanto emerge dalle dichiarazioni di Alexander Shokhin, presidente dell’Unione russa degli industriali e imprenditori (RSPP), al termine di un incontro con il presidente Vladimir Putin.

Secondo quanto riferito da Shokhin, il capo del Cremlino avrebbe espresso un cauto ottimismo sui tempi di una risoluzione del conflitto: “Il Presidente ha detto che spera che la crisi sarà risolta nelle prossime tre o quattro settimane”. Un orizzonte temporale ravvicinato che, tuttavia, non si traduce in promesse immediate di sostegno economico.

Putin, ha spiegato Shokhin, avrebbe infatti invitato il governo e le imprese a non fare affidamento su un prolungato afflusso di risorse pubbliche. “Non consiglia al Ministero delle Finanze e alle aziende di aspettarsi una pioggia di denaro per molto tempo”, ha sottolineato il capo della RSPP, evidenziando la necessità di un approccio più prudente e autonomo.

Al centro della strategia delineata durante l’incontro vi sarebbe la necessità di una “risoluzione globale” della crisi, che includa non solo la dimensione militare e politica del conflitto in Ucraina, ma anche le sue conseguenze economiche. In particolare, Shokhin ha richiamato l’importanza di una successiva revoca delle sanzioni internazionali, che negli ultimi anni hanno inciso pesantemente sull’economia russa.

Parallelamente, il messaggio rivolto al mondo imprenditoriale è chiaro: puntare sulle proprie forze. “La cosa più importante è contare su se stessi”, ha dichiarato Shokhin, indicando come priorità l’aumento della produttività, il rafforzamento della capacità difensiva e la tutela degli interessi economici nazionali anche sui mercati esteri.

Le parole del rappresentante degli industriali russi delineano dunque una linea che combina aspettative di distensione geopolitica con un invito alla resilienza interna. Resta ora da vedere se le previsioni di una rapida evoluzione della crisi troveranno riscontro nei fatti e se il contesto internazionale consentirà davvero un allentamento delle sanzioni nel breve periodo.