di Enrico Oliari –
I servizi segreti russi proseguono nell’azione di compiere attentati volti a eliminare i vertici militari russi. Nella mattina di oggi in via Yasenevaya, a Mosca, un ordigno posizionato sotto il fondo di un’auto ha ucciso il tenente generale Fanil Sarvarov. Secondo il Kommersant, ad esplodere è stata una mina magnetica piazzata sotto l’auto dell’ufficiale dopo che questa aveva percorso diverse centinaia di metri, e il presidente Vladimir Putin avrebbe espresso una reprimenda ai servizi segreti per la falla nella sicurezza degli alti ufficiali.
Sarvarov, 56 anni e con già all’attivo ruoli di comando in Siria e in Cecenia, era capo del dipartimento di preparazione operativa dello Stato maggiore delle Forze russe. Le indagini sono in corso, ma è quasi certa la responsabilità dei servizi ucraini, i quali non sono nuovi a questo genere di iniziative: in aprile è stato ucciso in un attentato simile il tenente generale Yaroslav Moskalik, vice capo della Direzione operativa principale dello Stato maggiore delle Forze armate, mentre il 17 dicembre dello scorso anno sono stati assassinati a Mosca, con una bomba piazzata su un monopattino, il generale Igor Kirillov e il suo assistente I. V. Polikarpov, con tanto di rivendicazione del Gur, cioè del servizio segreto ucraino. Il 3 febbraio di quest’anno è stato assassinato nella capitale russa Armen Sargsyan, fondatore della Forza ArBat, impegnata nel Kursk contro l’invasione ucraina e attivo in passato nel Donbass, dove guidava una milizia filorussa.
Sono poi numerosi gli attentati sventati dall’Fsb, i servizi segreti interni, e in tutti i casi gli individui arrestati hanno confessato di essere stati ingaggiati dai servizi ucraini con la promessa di denaro e di portare la famiglia in un paese dell’Europa occidentale. In gennaio è stato addirittura sventato un attacco con sostanze tossiche contro i lavoratori di un’impresa militare nella regione di Yaroslavl, mentre in febbraio è stato salvato in extremis da un attentato, che sarebbe dovuto avvenire a Mosca, il metropolita di Crimea Tikhon, noto per le sue posizioni critiche nei confronti delle “forze esterne” che a suo giudizio hanno causato un conflitto fratricida.
In un momento fragile per la risoluzione diplomatica del conflitto ucraino, si dà per scontata la reazione di Mosca all’accaduto, mentre sul terreno si continua a combattere. Dopo la clamorosa di distruzione delle armi occidentali il mese scorso a Ozernoye, tra cui i missili Patriot procurati dalla Germania, i bombardamenti russi continuano a colpire le infrastrutture energetiche. Nella notte a essere distrutta è stata un’importante infrastruttura a Odessa, cosa che ha lasciato senza energia parte della città.




