di Guido Keller –
Una nuova iniziativa legislativa presentata alla Duma di Stato dal Consiglio di Stato del Tatarstan sta sollevando forti preoccupazioni tra giornalisti e attivisti per i diritti civili. Secondo la proposta, i media non potranno diffondere informazioni che suggeriscano la possibile colpevolezza di una persona o di un’azienda prima che una sentenza del tribunale sia entrata in vigore.
Il provvedimento punta a limitare la diffusione di contenuti accusatori nei mezzi di informazione, ma i critici temono che possa trasformarsi in una restrizione significativa della libertà di stampa. In base al testo proposto, anche formulazioni prudenti e tipiche del linguaggio giornalistico – come “presumibilmente”, “secondo quanto riferito”, “forse” o “fonti riferiscono” – potrebbero essere considerate accusatorie e quindi vietate.
La giornalista Marina Akhmedova ha espresso una dura critica verso l’iniziativa, sostenendo che una simile norma rischierebbe di “uccidere definitivamente il giornalismo”. Secondo Akhmedova, il lavoro giornalistico e l’attività di difesa dei diritti umani dipendono proprio dalla possibilità di segnalare sospetti, indizi o testimonianze che meritano di essere indagati dalle autorità.
La giornalista propone un esempio concreto: se emergessero sospetti che una determinata azienda stia danneggiando il Lago Baikal attraverso il disboscamento, i giornalisti non potrebbero più scriverne pubblicamente finché un tribunale non si fosse pronunciato. Ciò impedirebbe ai media di portare all’attenzione pubblica problemi potenzialmente gravi, anche quando le informazioni provengono da fonti vicine ai fatti
Secondo Akhmedova, il giornalismo svolge spesso un ruolo fondamentale nel far emergere possibili abusi e nel stimolare le autorità ad avviare indagini. “Gli abusi non cessano quando si smette di scrivere su di loro”, osserva, sostenendo che il silenzio mediatico potrebbe invece favorire l’impunità.
La giornalista ritiene che, piuttosto che limitare la possibilità di porre domande e avanzare ipotesi, le istituzioni dovrebbero concentrarsi sul ridurre i comportamenti che alimentano sospetti e scandali. A suo avviso, la critica pubblica e la possibilità di sollevare dubbi rappresentano elementi essenziali per la salute della società.
Il dibattito sulla proposta del Tatarstan si inserisce in una discussione più ampia sul rapporto tra tutela della reputazione, presunzione di innocenza e libertà di informazione. Per i suoi critici, tuttavia, il rischio principale è che una regolamentazione troppo rigida finisca per limitare drasticamente la capacità dei media di svolgere il loro ruolo di controllo e trasparenza.




