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Unità ucraine continuano a fare pressione nel territorio di Belgorod, dove hanno preso il controllo di parte dei villaggi di Popovka e Demidovka. Si tratta di zone agricole e boschive appena dopo il confine, ma lì trovano la resistenza delle forze russe che impedisce loro di procedere.
Per l’offensiva, che ha preso il via un paio di settimane fa con lo scopo primario di distruggere il centro di controllo delle operazioni russe nella regione ucraina di Sumy, vengono utilizzati mezzi occidentali, mentre per i rifornimenti si ricorre, visto il terreno spesso impregnato di acqua, ai quod.
Sull’altro fronte si calcola che nel Kursk vi siano ancora 7mila militari ucraini che resistono in condizioni disperate, senza rifornimenti e senza cambi.
L’offensiva ucraina nella regione russa di Kursk ha preso il via il 6 agosto dello scorso anno, e aveva gli obiettivi di alleggerire la pressione nel Donbass attraverso il richiamo dei militari russi, di prendere il controllo della locale centrale nucleare e di porre l’Ucraina in una situazione di peso nel quadro di eventuali trattative per la cessazione delle ostilità. Nessuno di questi obiettivi è stato al momento raggiunto, con i comandi di Kiev che per quasi un anno si sono visti costretti a tenere impegnate importanti élite altrimenti impiegabili in punti a rischio del fronte del Donbass, dove i russi continuano a macinare chilometri.
Oltre all’alto bilancio delle vittime, vi è anche una cospicua perdita di mezzi e armi forniti dalla Nato.




